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Roberto Speranza, l'accusa di Paolo Becchi sui vaccini: "In Italia non ci sono report sui casi avversi"

Roberto Speranza

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi
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Negli Stati Uniti si usano solo i vaccini Pfizer e Moderna e non Astrazeneca e le autorità sanitarie riportano circa 6mila morti e oltre 4 mila casi di disabilità segnalati susseguenti alla vaccinazione. Per la precisione, esiste un sistema di reportistica volontario chiamato VAERS (Vaccine Adverse Reporting System) da oltre 30 anni che raccoglie per tutti i 12 o 14 vaccini somministrati ogni anno tutti i casi di reazioni avverse. Se si va sul sito americano a leggerlo si nota che riporta ora «in coincidenza con la vaccinazione» 5,888 morti, 4,583 casi di disabilità permanente e 19,554 ospedalizzazioni. Questi numeri sono maggiori di quelli di tutti i casi riportati per tutti gli altri vaccini negli ultimi 30 anni. C'è certamente chi obietta che sia normale che su una popolazione di milioni di persone vaccinate ci siano dei casi di morte o paralisi che sarebbero avvenuti comunque e accadono per coincidenza nei giorni dopo la vaccinazione. Si dovrebbe allora spiegare come mai per circa 150 milioni di vaccinazioni per l'influenza ad esempio, questo non accada e i morti segnalati siano 2 o 300 solamente all'anno.

 

 

DISEGNO DI LEGGE
L'accumularsi di queste dati ha ora conseguenze, perché ieri è stato presentato un disegno di legge per consentire di pagare danni alle vittime della vaccinazione per la Covid - 19 da parte dello Stato (non delle case farmaceutiche che sono state esentate da sempre per ogni tipo di vaccino) sotto quello che in USA si chiama il "tribunale dei vaccini". Inoltre la CDC americana ha indetto una riunione straordinaria per discutere dei casi di miocardite e altri problemi cardiaci per minorenni vaccinati con Pfizer. In Italia non esiste un sistema di reportistica dei "casi avversi" come in USA o UK per cui ci si deve affidare alle cronache dei giornali locali. Ci sono siti e pagine Facebook ora che raccolgono i ritagli di giornale della cronaca locale che riportano questi decessi successivi al vaccino e si può notare che l'età media è molto più bassa di quella dei decessi Covid, che è 81 anni circa. Nel caso dei decessi susseguenti alla vaccinazione si vedono tutte le età e si può presumere, sfogliando appunto le cronache locali, che possa essere una età media tra i 40 e 50 anni o forse addirittura intorno a 40 anni. Dire che i casi so no comun- que pochi sul totale della popolazione tiene non conto del fat- to che gli anni di vita persi sono molti di più. Un ven- tenne che muoia dopo la vaccinazione ovviamente ha 60 anni di vita persi in più di un 80enne che sia de- ceduto a seguito della Co - vid -19.

 

 

PRO E CONTRO
L'unica considerazione che ci permettiamo di fare è la seguente: si dovrebbe discutere i pro e contro della scelta di vaccinare in particolare i giovani, in base a dei dati, ad una analisi rischi/benefici. La soluzione di cambiare la seconda dose con un altro vaccino andrebbe adeguatamente valutata. Questi giovani morti si sono vaccinati contro qualcosa che per loro non presentava rischi. Questo non è mai accaduto in precedenza, si è sempre vaccinato chi personalmente era a rischio di qualcosa, fosse anche l'influenza stagionale. Si sta vaccinando una intera popolazione per un problema che riguarda solo la fascia oltre i 70 anni con vaccini.

 

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