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Pietro Senaldi, "sciacalli rossi" contro Salvini. Dossier-bufala: dopo il Covid, l'Ucraina

Pietro Senaldi
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La sinistra e la stampa italiana stanno dando uno squallido esempio di meschinità e provincialismo. Putin ha aggredito un Paese che ambiva entrare nella Nato e nell'Unione Europea, molte famiglie di casa nostra rischiano il baratro finanziario causa inflazione e caro bollette, migliaia di aziende chiuderanno per le medesime ragioni, la crisi sta tornando prima che la ripresina abbia iniziato a far sentire i propri effetti e forse siamo all'alba di un conflitto atomico. Ciononostante, c'è chi ficca la testa sotto la sabbia e si preoccupa solo di combattere l'endemica guerra civile che da trent'anni devasta la nostra nazione. Non si tratta solo della messa all'indice di chiunque si permetta di mostrare perplessità sul conflitto ucraino e sulle posizioni del governo in merito. No, siamo alla strumentalizzazione della guerra per bombardare il nemico politico interno, che tanto per cambiare è sempre lo stesso: la Lega, e poco importa se il partito sostiene, a caro prezzo in termini di consenso, la maggioranza e non sarebbe il caso di fomentare crisi di governo.

 

 

In una solo giornata si sono registrati tre siluri, rumorosi quanto fatui, ma che mediaticamente possono essere devastanti. Argomento: i rapporti di Salvini con la Russia anni prima dell'invasione. Repubblica ha anticipato un'inchiesta dell'Espresso che riferisce di un'interrogazione parlamentare dove il senatore leghista Paolo Tosato chiedeva al governo di sospendere le sanzioni alla Russia conseguenti all'invasione dell'Ucraina. Il quotidiano parla di non meglio precisati documenti precedenti all'atto parlamentare nei quali oligarchi che sostengono Putin farebbero riferimento all'interrogazione e insinua che il parlamentare avrebbe incassato ventimila euro per promuoverla. Non ci sono prove, non c'è traccia del bonifico, ma solo congetture, che partono dall'indicazione nelle carte della suddetta cifra, senza destinatario e senza causale. L'articolo procede poi spiegando che, attraverso Gianluca Savoini, ex uomo di fiducia di Salvini, la Lega intratteneva rapporti politici con Russia Unita, il partito di Putin, e altre forze di destra europee, olandesi, francesi, tedesche, austriache, con le quali ha organizzato convegni pubblici, a far capire la segretezza delle relazioni.

RISARCIMENTO
Il Carroccio ha smentito ogni illazione e annunciato una richiesta di risarcimento di un milione di euro, ricordando che il giornale che la accusa, Repubblica, allegava l'inserto Russia Oggi, finanziato da Mosca. Ma la precisazione è stata sbianchettata dal quotidiano interessato e riportata solo nella parte non imbarazzante. Altro attacco lo ha portato La Stampa, che cita mail le quali riporterebbero che, nei suoi viaggi a Mosca, Salvini avrebbe incontrato uomini che al Cremlino contano parecchio. Come se qualcuno avesse mai pensato che il leader leghista si recasse in Russia in gita di piacere. L'articolo sostiene che, da quando il segretario del Carroccio aveva allontanato Savoini, era più difficile contattarlo e riporta conversazioni in cui i russi si chiedono se è possibile puntare tl sui partiti euroscettici per attenuare le sanzioni contro Mosca. Terzo siluro, ancora più fuori bersaglio, quello del Fatto Quotidiano, secondo il quale il deputato russo Slutsky avrebbe incontrato sei esponenti leghisti per promettere aiuto finanziario, organizzativo e di informazioni. In cambio Mosca chiedeva l'impegno della Lega, che allora si pensava potesse diventare la forza guida di un gruppo europarlamentare di partiti di destra, a spendersi per attenuare le sanzioni Ue a Mosca. Il politico, che ora partecipa ai negoziati con Kiev, si è sentito rispondere "niente soldi", ma anche questo secondo il quotidiano di Travaglio sarebbe scandaloso. Per inteso, Slutsky si era proposto di finanziare non vacanze o acquisti immobiliari ma progetti umanitari legati all'aiuto di bambini russi orfani di guerra. Poiché tuttavia il politico, nel suo discorso aveva accennato al gas russo e all'intenzione degli Stati Uniti, già nota nel 2019, anno dell'incontro, di sostituirlo con quello americano, cosa puntualmente imposta alla Ue in questi giorni per volontà di Biden, la cosa, dalle parti del Fatto, desta scandalo. Trattasi di vicende di piccolo cabotaggio, discorsi, progetti, incontri, nulla di concreto. Iniziative politiche legittime, come un'interrogazione parlamentare, piuttosto che posizioni arcinote e pubbliche, come la contrarietà della Lega, peraltro in buona compagnia in Europa, alle sanzioni contro Mosca, lontane nel tempo. Un materiale riesumato oggi che la Russia ha invaso l'Ucraina per rivenderlo all'opinione pubblica come atto di alto tradimento della Lega nei confronti dello Stato.

 

 

LA REALTÀ
La realtà è invece nota da tempo. La Lega, che con altri partiti italiani, e con più di una buona ragione, ha avuto posizioni euroscettiche, ha intessuto rapporti politici con Mosca che in realtà non si sono mai risolti in nulla di concreto, se non in una simpatia politica, e si è battuta per l'eliminazione delle sanzioni nell'interesse delle nostre imprese più che in quello del Cremlino. Dei soldi, si è favoleggiato addirittura di una commessa di 65 milioni di euro per una compravendita di petrolio, non si è mai trovata traccia. Oggi la situazione politica è cambiata in Russia ma pure a Bruxelles, che rinnega la politica di austerità che ha piegato l'Europa per un ventennio, cambiando quindi il giudizio di Salvini sulla Ue. Gli attacchi al leader leghista oggi che, in un momento molto delicato per il premier, sostiene la maggioranza, sono il vero sabotaggio al Paese. E non ci vuole un dietrologo per ipotizzare che siano fatti per nascondere che le sanzioni e l'invio di munizioni all'Ucraina stanno spaccando il fronte giallorosso della maggioranza, dove il leader grillino Conte ha assunto posizioni che, se le avesse prese Salvini, lo avrebbero già incriminato per alto tradimento. 

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