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Luca Zaia, la "profezia": "Cosa può succedere, l'errore che il centrodestra deve evitare"

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Ministro, premier, segretario della Lega, commissario europeo, grand commis (dirigente di grado elevatissimo di un organismo statale). Niente di tutto questo. Luca Zaia resta governatore del Veneto ("lasciare il Veneto a tre anni dal termine del mandato non rientra nella mia visione istituzionale. Oltretutto ho in cantiere alcuni progetti da effetto wow e non li abbandonerò per inseguire poltrone immaginarie", dice) ma non rinuncia a dettare la linea al centrodestra. Intervistato da Filippo Tosatto per la Stampa, Zaia sostiene che "il centrodestra deve cambiare pelle rispetto a trent'anni fa, mi aspetto che sia più inclusivo e attento ai cambiamenti, libero dai complessi d'inferiorità sul versante culturale e dai tabù in materia di diritti, nuove famiglia e sessualità. Lo dico in un altro modo: l'omosessualità non è una patologia, l'omofobia invece sì". "Questione di libertà e di rispetto", insiste il leghista, "chi non lo comprende è fuori dalla storia e offre agli avversari l'opportunità d'imbastire battaglie ideologiche, magari con finalità diversive". 

 

 

Facendo presente che "non si governa sondaggi alla mano, bisogna pensare alle nuove generazioni non alle prossime elezioni", Zaia però appare ottimista. "Sarà una campagna atipica, intensa e brevissima", dice il governatore. "Volenti o nolenti, il centrodestra appare compatto mentre il centrosinistra sembra preda di spinte divisive. Io credo che gli elettori non apprezzino gli attacchi scomposti e la denigrazione degli avversari, semmai dalle forze politiche si attendono proposte e programmi all'altezza delle sfide del nostro tempo".

 

Non lo preoccupa più di tanto neanche il fatto che i sondaggi, così come puntualizza Tosatto, fotografino una Lega in debito d'ossigeno doppiata da Fratelli d'Italia. "Montagne russe ne ho viste tante", fa notare Zaia, "natura non facit saltus, lo dicevo anche quando eravamo alle stelle, il saliscendi nei consensi è il sale della democrazia. Nel 2015 ho fatto campagna con il Pd di Renzi al 42% e non è andata male". Quanto alla premiership del centro destra il governatore frena sul nome di Giorgia Meloni: "Prima occorre vincere le elezioni, poi vedremo chi farà il premier. Par di capire che lo esprimerà il partito capace di raccogliere maggiori consensi, ma l'affidamento dell'incarico rientra nella competenza del Presidente della Repubblica. Vedremo, vedremo".

 

 

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