Cerca
Logo
Cerca
+

Soumahoro, esplode l'ira della famiglia: "Dovevamo licenziarli"

  • a
  • a
  • a

Marie Therese Mukamitsindo e Liliane Murekatete, suocera e compagna di Aboubakar Soumahoro, parlano in una intervista a La Repubblica dell'inchiesta per mancati pagamenti e malsane condizioni di lavoro nei centri nella loro cooperativa: "Tutto è stato speso per i rifugiati, cui ho dedicato 21 dei miei 68 anni. Tutto è rendicontato e posso provarlo", spiega la suocera che è presidente della coop Karibu, nata nel 2001 nell'Agro pontino, 154 dipendenti per 600 posti letto per i quali riceveva dallo Stato fino a 10 milioni all'anno. Ma Soumahoro "non si è mai interessato alla coop, né al Consorzio Aid di cui fa parte Karibu", giura Liliane. "In famiglia non ne parliamo mai".

 

 

Di certo all'Ispettorato del lavoro risultano 400 mila euro di stipendi arretrati e le denunce al sindacato dei dipendenti di Karibu. "Non abbiamo soldi da dargli perché lo Stato non ci paga in tempo! Nel 2019, quando Salvini ha ridotto da 35 a 18 euro il rimborso per migrante tagliando assistenza sociale, corsi di italiano e psicologi, ho lasciato l'accoglienza per dedicarmi a progetti di integrazione. Ho diminuito i dipendenti, ma 54 li ho tenuti. Karibu ha vinto i bandi Perseo del Viminale, Perla della Regione Lazio e un altro con l'8 per mille. Tuttavia, tra burocrazia e Covid i fondi arrivavano anche dopo un anno e mezzo", chiarisce la suocera di Soumahoro. "Ho i bonifici con le date e una lettera di sollecito della prefettura al comune di Roccagorga che ci deve 90 mila euro. Quello di Latina 100 mila. Per il progetto Perla contro il caporalato ci hanno dato la metà degli 80 mila dovuti, da quello sull'8 per mille del 2019 abbiamo ricevuto 80 mila su 157 mila solo nel 2022. Siamo andati in cassa integrazione, non ci dormivo la notte".

 

 

"Sono quattro anni che mia madre non ha stipendio, è un operaio dello Stato e nessuno la difende", sottolinea Liliane. "Parlando di business dell'accoglienza si casca nella narrazione di Salvini e ci sta cascando anche la sinistra". Quindi Marie Therese aggiunge: "Il mio errore è stato non licenziarli prima. Quando ci siamo accorti che gli anticipi dello Stato arrivavano troppo tardi avrei dovuto avere il coraggio di farlo, ma li conosco da vent' anni e ho preferito aspettare".

Dai blog