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Elly Schlein, il sondaggio che scatena il panico: "Mai accaduto prima"

Elisa Calessi
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Per la prima volta da quando Elly Schlein si è presa il Pd, la risalita dei dem si arresta. È quanto emerge dal sondaggio Dire-Tecnè, con interviste fatte tra il 5 e il 7 aprile. Fdi resta al primo posto con il 29,7%, il Pd perde 0,2 punti e scende al 19,8%. Ancora più giù scende il M5S che, perdendo lo 0,1%, si attesta al 15,4%. La Lega guadagna lo 0,1% e sale all'8,7%. Forza Italia guadagna lo 0,7% arrivando all’8,1%. Azione-Italia Viva sale al 7,4% (+0,1%). Alleanza Verdi Sinistra si attesta al 3,1% (-0,1).  Più Europa è al 2,1% (-0,2%). Sarà che è la vigilia di Pasqua e l’attività politica è ferma, fatto sta che i malumori seguiti all’annuncio della segreteria, ieri si sono sentiti meno. Anche se ci sono, perché Elly Schlein, nonostante in pochi ci scommettessero, ha fatto quello che aveva detto.

Diversamente da quanto aveva fatto nella composizione della direzione nazionale, per la segreteria non ha usato il bilancino. Su 21 membri della segreteria, metà sono suoi fedelissimi e molti di questi fino a ieri nemmeno erano iscritti al Pd. Alla minoranza ha dato 5 posti, di cui 4 riconducibili all’area Bonaccini (e uno solo a Base Riformista). Niente a Giovani Turchi, niente a Gianni Cuperlo e a Paola De Micheli, che pure hanno partecipato al congresso. Un solo posto ad Area dem (che però ha la capogruppo a Montecitorio). Ha premiato profili esterni e molto di sinistra. Ha ridimensionato quelli, dentro la sua area, che stavano crescendo mediaticamente (Furfaro e Sarracino) e concesso pochissimo alle stesse componenti che l’hanno sostenuta. I posti chiave (organizzazione, comunicazione, coordinamento segreteria, capo segreteria) se li è tenuti stretti, gli altri li ha distribuiti senza pesare la consistenza delle varie componenti. Risultato, i malumori sono trasversali: sono nella minoranza, ma anche nella maggioranza. Senza dubbio, però, lo scontento maggiore si registra tra i primi, dove ci si interroga sul futuro di un Pd sempre più spostato a sinistra (il responsabile dell’organizzazione viene da Sel, Articolo 1 ha due membri, gli esterni vengono tutti da associazioni e movimenti molto di sinistra). «Mi aspettavo una segreteria più aderente al risultato articolato del congresso in cui la base degli iscritti ha scelto Bonaccini e quella delle primarie Schlein», ha attaccato, ieri, Alessia Morani, ex deputata e attuale membro della commissione garanzia del Pd. Perplessità che ha espresso anche nella riunione di ieri della minoranza. 

 

L’altro elemento che affiora è un certo malumore nei confronti di Bonaccini che non intende fare il capo della minoranza. E più che strappare posti perla minoranza, ha cercato di rinsaldare il rapporto con Schlein. Igor Taruffi, per esempio, reponsabile organizzazione, fedelissimo della segretaria, è di fatto una figura di collegamento con Bonaccini, essendo suo assessore (proprio al posto di Elly). «Abbiamo dato piena fiducia a Bonaccini che ha sostenuto questa scelta nonostante le perplessità, che rimangono ancora intatte», ha detto ancora Morani. Riguardo alla segreteria avrebbe immaginato «una gestione unitaria che prevedesse pari dignità per le due mozioni maggioritarie, oltre che spazi per Cuperlo e De Micheli». Ha ammesso, poi, che nell’area Bonaccini, «ci sono state valutazioni diverse sull’opportunità di entrare in segreteria proprio perché in quella proposta di composizione non si realizza la gestione unitaria richiamata da iscritti ed elettori». Critico anche l’ex senatore dem Andrea Marcucci: «Avevo detto Melenchon, ma il profilo scelto dalla segretaria assomiglia molto a quello di Corbyn. Questa segreteria è totalmente prevedibile nei profili, ed è evidente che l’area riformista moderata è stata marginalizzata e che la linea appare schiacciata verso sinistra», ha attaccato in un’intervista a Il Foglio.

 

 

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