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Vittorio Feltri fa impazzire la sinistra: "Perché Meloni non si può scalzare"

Vittorio Feltri
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È stata la curiosità, oltre alla indiscussa stima nei confronti di chi lo ha vergato, a indurmi a prendere tra le mani questo libro, “I potenti al tempo di Giorgia” di Luigi Bisignani e Paolo Madron, edito da Chiarelettere, dal momento che ovunque ne sento parlare tanto, in quanto esso svelerebbe lati inediti e ossessioni della nostra premier Giorgia Meloni nonché retroscena e spaccati della sua vita quotidiana e della cerchia di fedelissimi che le gravita attorno. Ammetto che certe promesse di rivelazioni, quasi sempre deludenti, stuzzicano anche me, non soltanto in qualità di cronista, ma in veste di persona comune la quale, per indole naturale, desidera conoscere cosa accade davvero nelle cosiddette stanze dei bottoni o in quelle private dei cosiddetti potenti. Nel novero dei giornalisti non ostili a Meloni per di più ho visto che vengo inserito anche io dagli autori, di cui ho apprezzato particolarmente ironia e leggerezza. Del resto non è un segreto che i miei rapporti con Giorgia siano stretti e persino affettuosi da ben prima che ella fosse nominata primo ministro, ossia da quando era considerata da tutti inoffensiva, una poveraccia con un partitino al 2% la quale poteva soltanto sognare arditamente di toccare il 4 o il 5%, una reietta politica, insignificante e insulsa.

Io in Meloni ho scorto di più, non l’innocua donnina con la passione politica assimilabile a quella per il lavoro a maglia o la fascistella (che non è) troppo di destra e troppo romanaccia per rivestire ruoli apicali, come la reputavano a destra e a sinistra con un certo snobismo. Ho annusato il suo eccezionale carisma, la sua tenacia, la sua determinazione, quella onestà che le ha imposto in diverse circostanze di mantenere fede al patto con gli elettori quando sarebbe stato molto più facile e comodo trasgredirlo, non tenerne conto, calpestarlo, cosa che hanno fatto tutti gli altri, inclusi i suoi alleati, pagando poi un prezzo altissimo in termini di consenso. Dopo lustri di governi tecnici e giochi di palazzo, Giorgia Meloni ci ha dimostrato – e questo è un grandissimo merito – che a trionfare in uno Stato di diritto, in una Repubblica dove il popolo è definito quale sovrano, alla fine è inevitabilmente il principio democratico. Il vero potere deriva da questo: dall’investitura data dal basso, non dall’alto, dai cittadini, dagli elettori. Chi lo ha sottovalutato è caduto. Tutto il potere di Giorgia si basa sull’amore e la fiducia che gli italiani nutrono nei suoi confronti.

 

 

Quindi Giorgia è l’unica che possa danneggiare il suo potere, nessun altro può strapparglielo via. E sono convinto che Meloni sia ben cosciente di tutto ciò e che questa sia la sua paura, non già quella di perdere potere, quindi consenso, bensì quella di deludere chi crede in lei. E di recente mi pare lo abbia pure rivelato ella stessa nel corso di una intervista. Quando si hanno le mani in pasta, purtroppo, è difficile accontentare tutti e non scontentare nessuno. Tuttavia, non vi è alcun dubbio che quei valori che hanno orientato le scelte di Meloni prima della nascita del governo Meloni continueranno a guidarla. E questo ci rassicura. E ci basta.

Bisignani individua il tallone di Achille di Giorgia, anzi i talloni, dato che si tratta di più punti deboli, se così possiamo dire. Ed egli sembra in qualche maniera voler metterla in guardia, come fece con l’allora premier Matteo Renzi nel libro “L’uomo che sussurra ai potenti”, quando consigliò a Matteo di abbandonare in qualche modo il proprio ego se intenzionato a durare a Palazzo Chigi. Il monito non fu colto e sappiamo come andò a finire. Ecco perché attribuisco a Bisignani una incontestabile attendibilità.

Ora egli sostiene che Giorgia abbia sviluppato una sorta di malsana e perniciosa mania nei confronti dei servizi segreti, o meglio, delle note della nostra intelligence, in quanto sarebbe affettata da una specie di sfiducia cronica e universale verso gli altri, amici e nemici, unita alla tendenza a non sentirsi mai all’altezza, forse perché una donna deve sempre dare prova di valere più di quanto non sia richiesto ad un uomo. Si dice anche che Giorgia riesca a fidarsi solamente di se stessa. Aggiungerei: come tutte le persone che arrivano a raggiungere con le sole proprie forze determinati traguardi. Esse ascoltano tutti, ma fanno di testa loro, poiché nella vita hanno imparato a contare solamente su se stesse. Il fatto che abbia fondato un partito ramificato ovunque, portandolo ad essere il primo in Italia, smentisce in larga parte la diceria che Giorgia sia incapace di riporre fiducia negli altri. Di molti si è fidata e si fida. Ritengo che sia fisiologico del potere l’essere diffidenti. Quindi non ci vedrei una patologia, o una fissazione, ammesso che Giorgia, la quale non sta mai ferma, abbia il tempo di leggere con tanto interesse codeste note riservatissime. Mi sia concesso di dubitarne.

 

 

Bisignani scrive che a fare fuori Giorgia potrebbe essere ella stessa, rinunciando al potere per sfinimento perché non in grado di sostenerne il peso, essendo donna e madre. Insomma, il tallone di Achille di Giorgia è, come nel caso Renzi, Giorgia stessa. Non per la presunzione e l’ego spropositato e autoriferito, come nel caso del primo, bensì per il senso di colpa nei confronti della figlia, Ginevra, dalla quale è costretta a stare lontana per i serrati impegni e le inderogabili responsabilità istituzionali. Altre donne di potere si sono dimesse e ritirate per l’inconciliabilità dei doveri privati con quelli pubblici. E Bisignani dichiara che non si stupirebbe se Giorgia facesse la stessa cosa. In caso contrario, egli prevede che Giorgia possa seguitare a stare al timone per un altro decennio circa. Chissà, probabilmente in tanti ne auspicano il crollo fisico, emotivo e politico, perché quella Giorgia Meloni che Berlusconi mesi addietro, in un moto di rabbia che non avrebbe potuto esprimere verbalmente, ha definito, prendendo appunti su un foglietto, «supponente, prepotente, arrogante, offensiva», come tutte le signore che non si fanno mettere i piedi in testa vengono definite, suscita insofferenza in coloro che non possono controllarla o che semplicemente vorrebbero essere al posto suo e al suo posto. 

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