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Giorgia Meloni, stoccata a Gentiloni: "Perché la sua richiesta mi fa specie"

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Una giornata infuocata tra Camera e Senato, con le comunicazioni sul Consiglio europeo del 29 e 30 giugno. Accuse dai banchi delle opposizioni e repliche da quelli della maggioranza, in un dibattito a tratti davvero infuocato. L'ultima parola spetta a Giorgia Meloni, che dopo le 17 prende la parola a Palazzo Madama per le repliche agli interventi. Si parte dal Pnrr, "quello italiano è il più complesso di tutti ed è bene che le modifiche si facciano bene e con serietà", ricorda il premier. E ancora: "Non ci sono ritardi, ma c'è in corso un lavoro serio. Quando si tratta di interesse nazionale noi ci mettiamo a lavorare", ha rimarcato.

Dunque, Meloni ha ricordato come "per Germania e Lussemburgo le modifiche del Pnrr sono più ridotte rispetto all'Italia, mentre Malta e Francia hanno presentato una modifica che coinvolge il RePowerEu, e la scadenza per questo piano è il 31 di agosto". Quindi la smentita a chi sostiene che le contestazioni della Commissione Ue vadano a colpire l'Italia: "C'è un racconto che non corrisponde a verità. Non ci sono testi? Sono molti e copiosi i documenti prodotti per la Commissione Ue, su un Piano che non abbiamo scritto noi e rispetto al quale le contestazioni della Commissione non sono riferibili a noi. Potrei citare lo stadio di Firenze: non sono stata io a inserirlo nel Pnrr", ha ricordato il presidente del Consiglio, mettendo in evidenza come le contestazioni su cui fa leva l'opposizione, in molti casi, riguardino aspetti dei piani presentati dai precedenti governi.

Uno dei passaggi dal più alto peso specifico è stato quello contro Paolo Gentiloni, commissario europeo all'Economia. "Mi fa specie che ora chieda al governo di fare presto e di fare di più" sul Pnrr, ha premesso Meloni. "Se si fosse vigilato di più prima, ora si farebbe più velocemente", ha respinto le accuse al mittente.

Dunque sul Mes, che va ratificato solo "a pacchetto" con altre riforme europee. Meloni ha ribadito quanto detto in precedenza. Poi, rispondendoa Mario Monti e al senatore del Pd Antonio Misiani, la leader di Fratelli d'Italia ha spiegato che "siamo d'accordo che non si debba tornare ai vecchi parametri del patto di stabilità. Il Mes però richiama i parametri del precedente patto di stabilità al suo interno. Quindi da una parte si dice che non ci dobbiamo tornare e dall'altra si chiede di approvare, prima di vedere i nuovi parametri, di ratificare un trattato che contiene i vecchi parametri. Le cose vanno valutate nella loro interezza anche per maggiore chiarezza", ha sottolineato.

Fronte guerra, il premier ha ribadito l'assoluta vicinanza a Kiev nella battaglia contro la Russia di Vladimir Putin. "Se dovessimo smettere di sostenere l'Ucraina non si aprirebbe un tavolo negoziale, ma avremmo un'invasione da parte della Russia", ha rimarcato. E ancora: "Le cose vanno chiamate con il loro nome, non chiamate pace. Va detto voglio un mondo in cui il più forte ha ragione", ha detto Meloni mettendo nel mirino i finti pacifisti.

Tra i temi anche la firma del memorandum sulla Nuova via della Seta. "Non è stata una scelta del governo in carica ma credo che si possano avere relazioni con la Cina senza necessariamente partecipare a questo progetto strategico", ha spiegato Meloni. "Non siamo il Paese che ha il maggiore ritorno nelle relazioni con la Cina. Per le valutazioni sul rinnovo del memorandum, c'è ancora tempo. La questione va maneggiata con delicatezza, rispetto e interpellando il Parlamento", aggiunto.

E ancora, la replica al senatore dem Luigi Spagnolli. "Spagnolli diceva voi governate ma vincete solo perché siete uniti ma gli avversari sono divisi. In Molise non m'è sembrato sia andata così, collega", ha piazzato la stoccata il premier. "Mi incuriosisce - ha aggiunto - questa idea di democrazia: si diceva che chi non aveva vinto le elezioni stava al governo, adesso sta al governo chi ha vinto le elezioni ma si dice che non ha la maggioranza...".

Infine, anche una critica a chi dall'opposizione, e non solo in Parlamento, aveva criticato i toni, duri, usati dalla Meloni nei suo precedenti interventi in aula. Bastano poche parole: "Mi criticate per i toni della replica alla Camera? Non mi vedrete mai paludata, qualcuno si diceva scioccato... Non chiedo di non fare l'opposizione, con decisione, senza peli sulla lingua, ma cosa diversa è chiedere il sostegno esterno contro l'Italia. Questo è un limite sul quale confido saremo tutti d'accordo: prima viene l'interesse dell'Italia e poi quello di partito", ha concluso il premier.

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