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Antonio Tajani, la messa subito dopo l'atterraggio a Pechino

 Antonio Tajani

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Antonio Tajani - mentre Papa Francesco lasciava la Mongolia con un ultimo saluto al "nobile popolo cinese" - giudicava "positiva" la due giorni a Pechino, cominciata con la partecipazione alla messa nella chiesa dei padri salesiani, e parlava di "nuove opportunità" per le imprese italiane nel gigante asiatico, dove oltre agli incontri istituzionali, c’è stato spazio anche per una suggestiva visita in una Città Proibita chiusa al pubblico e per un ricordo della figura del gesuita Matteo Ricci. "Segnali importanti", osserva il Foglio, "soprattutto per sottolineare quanto prioritaria sia considerata a Palazzo Chigi e alla Farnesina la difesa e la promozione della libertà religiosa" e "su questo principio si negozia e lavora fra la Santa Sede e la Cina di Xi Jinping".

 

 

"Apriamo oggi una nuova stagione per il partenariato strategico, che intendiamo rilanciare a 360 gradi approfondendo tutti gli ambiti del nostro rapporto bilaterale", ha annunciato il ministro degli Esteri nel suo intervento all'undicesima sessione del comitato governativo Italia-Cina che ha co-presieduto con il collega Wang Yi. La Via della Seta non ha portato i benefici economici sperati, ha insistito il ministro, sottolineando che il partenariato strategico inaugurato nel 2004 dall’allora premier Silvio Berlusconi, è "molto più importante" del memorandum siglato nel 2019 dal governo giallo-verde di Conte. Nel suo intervento Tajani non ha citato mai la Via della Seta, ma il senso del suo messaggio ai colleghi cinesi è chiaro: l’Italia vuole ripartire da un partenariato che giudica valido e meritevole di essere approfondito. Sul tavolo ha messo la disponibilità ad accogliere le imprese cinesi che vogliono investire in Italia, assicurando che da parte di Roma non c’è mai stata "discriminazione" nei confronti della Cina.

"L’ho detto anche nell’incontro con il ministro del Commercio. Quando è stata usata la formula della Golden Power, la Cina è stata toccata pochissime volte e sempre con grande rispetto e con grande marginalità. Quindi da questo punto di vista credo non abbiano nulla di cui lamentarsi", ha precisato Tajani, rispondendo alle affermazioni di Wang Yi. Il potente capo della diplomazia cinese, a sua volta, ha tenuto a sottolineare che la Cina è pronta a importare maggiori quantità di prodotti italiani e fornire agevolazioni alle imprese che vogliono investire in Cina "con misure concrete", ma  "auspichiamo da parte italiana che le imprese cinesi che operano in Italia non vengano discriminate".

 

 

Poi il suo focus si è spostato sulla Via della Seta, "una pagina di cooperazione piuttosto brillante", l’ha definita, evidenziando come la cooperazione nell’ambito della nuova Via della Seta sia stata "ricca di risultati: negli ultimi cinque anni l’interscambio è salito da 50 a 80 miliardi di dollari e l’export italiano verso la Cina è aumentato del 30%". Nonostante la presa di posizione pubblica, Tajani non ha trovato muri nei suoi interlocutori, anzi ampie disponibilità al dialogo. Il confronto va avanti e sarà approfondito con le prossima visite a Pechino della premier Giorgia Meloni e nella prima parte del prossimo anno del presidente Sergio Mattarella, invitato per l’anniversario dei 700 anni dalla morte di Marco Polo. Lo stesso Wang non ha chiuso la porta all’Italia, anzi. "Cina e Italia hanno mantenuto uno sviluppo di livello e mantengono un posto di primaria importanza nelle relazioni Cina-Ue".

 

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