Cerca
Logo
Cerca
+

Se il sindaco è donna la donna non fa carriera: femministe in tilt

Claudia Osmetti
  • a
  • a
  • a

Siamo poche e non ci sono scuse: nel 2022 solo l’8,2% degli amministratori delegati e il 22,1% dei dirigenti delle maggiori società quotate e l’8,4% dei sindaci di un qualsiasi Comune capoluogo (nord, sud, centro: mica c’è differenza) e il 44,2% degli assessori e il 34,9% dei vicesindaci era donna. La stragrande maggioranza di queste cariche (maggioranza reale perché sempre sopra il 50%) l’ha ricoperta un uomo. Capace, meno capace: queste son cose che le statistiche non riescono a fotografare e che tutto sommato nemmeno ci interessano, dato che qui a Libero siamo abituati a trattare gli amministratori locali per ciò che sono, cioè per amministratori, e il sesso di appartenenza ci ha sempre interessato pochino. Conta la persona, in politica conta quello che fa.  Non chi è.

Tuttavia, signore, è innegabile: non siamo di certo noi a imporci in giunta, a indossare la fascia tricolore, a sedere sullo scranno più alto del Municipio. Nelle grandi città (Roma, Milano, Napoli, Firenze, Torino: portan tutti la cravatta, i sindaci delle metropoli) come nei piccoli borghi (il paesino più ino d’Italia è Monterone, in provincia di Lecco, ha appena 31 abitanti e il suo primo cittadino è un civico e si chiama Dario Pesenti).

 

 

I NUMERI - Però, perché? E soprattutto: è davvero così nera la situazione? Domanda uno: perché nel 2023, praticamente 2024, è un nostro diritto anche chiamarci fuori. Non volerlo fare, il sindaco.

Non voler fare nemmeno l’assessore, va così e va bene così (infatti le storture delle quote rosa, coi Comuni obbligati per legge a far sedere donne e signore in posti in cui non vogliono proprio sedersi, son lì da vedere: a Valvasone Arzene, Pordenone, 3mila anime, il neo sindaco Fulvio Avoledo, un uomo, guarda che caso, ad aprile paventava il «rischio concreto di far rimanere fuori dalla giunta chi ha preso centinaia di voti» solo per far rispettare le norme di genere).

Domanda due: risponde l’ultimo studio di Bankitalia. Che è in inglese e ha un titolo lunghissimo (Do female leaders choose women? Evidence from visible and hidden appointments, cioè “Le donne leader scelgono le donne? Prove sia tra le nomine visibili che tra quelle nascoste”). Ecco, il riscontro secco è che no, un sindaco donna difficilmente avvantaggia le altre donne. La spiegazione più articolata è che (leggiamo direttamente nell’analisi di Bankitalia): «Quando una donna sconfigge (elettoralmente, ndr) un uomo con un piccolo margine, la percentuale di donne nominate diminuisce di 5,7 punti percentuali».

Oibò. Lo studio di Bankitalia prende in esame tutti i sindaci eletti tra il 1993 e il 2019 in Italia (il che è un campione largamente rappresentativo) e si concentra sulle nomine del governo locale (le cosiddette “nomine visibili”) come su quelle dei consigli di amministrazione e delle imprese statali locali (meno percepibili, quindi “nascoste”). «Quando è in carica un sindaco donna, la percentuale di donne in posizioni visibili diminuisce quasi del 6%», spiega ancora il report, «non cambia, invece, la percentuale di coloro che si trovano in posizioni nascoste».

 

 

IL MOTIVO - Il motivo, indaga Bankitalia, non sta tanto nella “concorrenza” al femminile, quanto in un «aumento della consapevolezza pubblica dell’importanza dell’uguaglianza di genere nella selezione dei politici che potrebbe esercitare una maggiore pressione sui sindaci uomini a casa della percezione che potrebbero tendere a penalizzare le donne». In altri termini: gli uomini, quando indossano la fascia tricolore, oramai sono ben consci che la parità di genere sia una conquista della società, mica vogliono passare per sessisti, e quindi, con maggiore frequenza, scelgono assessori, membri della giunta e vice tra le file dell’altro sesso. Patriarcato? Ma per favore. Non a caso questo «effetto ha iniziato a manifestarsi nel Settentrione intorno agli anni Duemila», quegli stessi anni in cui «le questioni di genere sono diventate rilevanti nel dibattito pubblico». E solo dopo si è esteso al Centro e al Meridione «con maggiori ritardi nel riconoscere la rilevanza» del problema. Punto e a capo. Trentanove paginette, molti grafici, diverse tabelle, numeri e cifre, ma il concetto resta quello: siamo donne, oltre alle gambe c’è di più. Lo abbiamo dimostrato. Continuano a dimostrarlo. E per fortuna. Ma non è detto che con un uomo forte in Comune le nostre conquiste passino necessariamente in secondo piano. Anzi.

Dai blog