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Bonaccini, col Pd in Emilia Romagna più case popolari ai migranti

Fabio Rubini
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A parole Stefano Bonaccini predica a favore dell’autonomia degli enti locali; nei fatti però si prepara a tagliarla ai suoi sindaci. L’indiscrezione è uscita in questi giorni e sta facendo discutere il mondo politico emiliano romagnolo. Riguarda una sorta di riforma sui criteri di assegnazioni delle case popolari che, se applicata, porterebbe a favorire gli extracomunitari rispetto agli anziani. Il tutto a una manciata di settimane da quando lo stesso Bonaccini potrebbe decidere di dimettersi da governatore per candidarsi alle europee. Spieghiamo. Attualmente la legge regionale prevede criteri di assegnazioni legati alla storicità della residenza, che si riverbera sui punteggi delle graduatorie di assegnazioni delle case popolari. Il peso di queste premialità - cioè il punteggio da assegnare - attualmente viene deciso in autonomia dai sindaci. Con la riforma anticipata da La Nuova Ferrara, invece, resterebbero i criteri, ma sparirebbe l’autonomia dei sindaci nel decidere il peso dei punteggi, che verrebbero definiti in maniera rigida dalla Regione.

La notizia ha fatto andare su tutte le furie gli esponenti della Lega, ma non solo. Diversi sindaci dem, in maniera informale, avrebbero già fatto pervenire lamentele al governatore emiliano-romagnolo. Soprattutto perché questa pensata - che alcuni attribuiscono all’ala vicino alla Schlein in contrapposizione a quella del governatore- arriva a pochi mesi da elezioni amministrative piuttosto importanti. Ovvio che una legge del genere rappresenterebbe - dicono i dem critici - un’arma micidiale messa nelle mani del centrodestra. Infatti appresa la notizia del cambio di regolamento, i primi a scatenarsi contro il Pd sono stati gli esponenti della Lega. A partire dal sindaco di Ferrara Alan Fabbri che in città, grazie ai criteri di assegnazione, ha attuato una vera e propria rivoluzione, con i ferraresi storici - di nascita o di adozione - finalmente in prima fila nell’assegnazione delle case popolari e non più ghettizzati dai migranti che arrivavano e si prendevano le prime posizioni nelle graduatorie di assegnazione. Fabbri, in una nota parla di «un enorme passo indietro nella garanzia dei diritti ai cittadini. Valorizzare chi, da più tempo vive e lavora nella propria città, significa garantire equità sociale e noi a Ferrara lo abbiamo dimostrato». E ancora: «Dal giorno del nostro insediamento abbiamo lavorato per garantire i diritti ai ferraresi».

 


Con risultati evidenti: «La graduatoria più recente per l’assegnazione delle case popolari, guardando alle prime 100 posizioni, conta il 72% di nuclei italiani e assegnatari anziani per il 50%. Nei primi 100 posti - prosegue Fabbri - sono entrate 41 famiglie in condizioni di grave fragilità e 28 nuclei al cui interno è presente una persona con disabilità. È evidente- chiude il sindaco - che le nostre assegnazioni rispondono ad esigenze reali dei cittadini e vanno a sostegno di chi ha bisogno di una casa e dei più fragili». Fabio Bergamini, consigliere regionale del Carroccio tuona: «Alla faccia del decentramento amministrativo e dell’autonomia decisionale dei sindaci... Eliminare la possibilità di decidere quanto far pesare la residenzialità storica nel punteggio di assegnazioni delle case popolari toglie un’importante leva agli amministratori locali per garantire l’equità sociale. Bonaccini - chiude Bergamini evidentemente preferisce fare propaganda e assegnare le case popolari agli stranieri. Le follie della sinistra per attrarre qualche elettore radical in più non andranno contro i sacrifici dei nostri nonni. La Lega lotterà con tutte le forze contro questa scelta ideologica che va contro gli emiliani». 

 

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