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Pd, dalla lotta di classe alla gita di classe

Conclave Pd a Gubbio

I deputati arrivano al resort di lusso in pullman da Roma. Duetto Scotto-Cuperlo: «Abbiamo cantato “Perdere l'amore” di Massimo Ranieri». Questa mattina prevista la rapida comparsata di Elly Schlein

Francesco Specchia
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«E adesso andate via/Voglio restare solo/Con la malinconia/Volare nel suo cielo...». Ohibò. Cantata così, a squarciagola, nell’affollato abitacolo del pulmino senza sosta all’autogrill e davanti a una Elly Schlein già stremata nel tenere incollati i cocci del Pd; be’, cantata così, si diceva, Perdere l’amore, nel gioco delle metafore, non è né carino né benaugurante.

Così, esalato dal gruppo vacanze di parlamentari Pd diretti al conclave di Gubbio, d’istinto e senza un minimo di esegesi del testo, be’ – suggeriscono i malevoli - il karaoke di Massimo Ranieri potrebbe ispirare davvero l’inconscio epitaffio del partito. «E vorresti urlare/Soffocare il cielo/Sbattere la testa/Mille volte contro il muro». Tra l’altro, il primo a intonarla è stato Arturo Scotto, uno con l’aria perennemente macerata da pignoratore d’immobili, che di solito tende a guardarti come se gli avessi appena abrogato lo Statuto dei lavoratori. Scotto è anche quello che è volato in missione in Terrasanta per risolvere a mani nude la crisi mediorientale. L’ultimo foto ufficiale lo ritrae, di spalle, con Fratojanni accanto al Muro del Pianto. Non il massimo dell’allegria, diciamo.
E, tra l’altro, a fare da spalla a  Scotto nel karaoke, in coda al pullman, c’era perfino Gianni Cuperlo il mesto. Che uno, poi, il Gianni se l’immagina immerso tra le pagine di Schopenhauer o la scuola di Francoforte, e sempre candidato perdente a qualcosa. E qui, invece, il Gianni ti sciorina un repertorio dei cantautori anni 70 che mai avresti detto. Anni 70. Che, ad occhio, è più o meno il periodo in cui s’è cristallizzato questo Pd in trasferta pre-elettorale.
Eppure.
Eppure c’è qualcosa d’irresistibilmente poetico nei Dem che passano dalla lotta di classe alla gita di classe. Cori accorati, aria spensierata, sorrisi pop, una penetrante fragranza di comunismo perduto. Tutto, nel torpedone dei buoni propositi, instilla, al tempo stesso, simpatia e incoscienza. I cronisti descrivono il viaggio e l’arrivo ai Cappuccini di Gubbio, il resort a 4 stelle tanto caro ai vip di Messeguè in ritiro estetico; attraverso i taccuini e le telecamere che fanno molto cinepresa monicelliana. «Fra i primi ad arrivare, con le auto, Nicola Zingaretti, Matteo Orfini, Enzo Amendola, Rachele Scarpa, Marco Sarracino, Deborah Serracchiani, Laura Boldrini, Peppe Provenzano, Piero Fassino» battono, ardenti, le agenzie. «Il seminario a porte chiuse si svolge in una sala congressi dell'albergo. Dopo un primo momento in cui era stato vietato l’accesso alla struttura a chi non fosse nella lista dei partecipanti, adesso i giornalisti possono sostare nella hall e nel loggiato antistante». Il «loggiato», per inciso, sa molto di convitto democristiano, roba da Rumor e Flaminio Piccoli.
Epperò, ecco Elly che non si pronuncia sulle candidature, ma preannuncia il confronto interno «sulla politica internazionale e sul ruolo dell’Europa, sull'agenda economica e sociale, sulla «propaganda di governo e i sogni di egemonia culturale della destra». Fra gli ospiti, Livia Turco. E qui, un brivido d’euforia attraversa gli astanti. Ed ecco il gruppo dei 69 deputati tutti presenti «tranne 4 o 5, compreso Enrico Letta che è negli Stati Uniti e non ce la fa». E comunque Letta, con i seminari a porte chiuse ha già dato, e non gli ha portato benissimo. Ed ecco il tartufo, gli uccelletti allo spiedo, il Sagrantino. E la sauna. E la sensazione di un’aula sorda e grigia (ma senza il bivacco di manipoli), ché però mica lo puoi dire sennò ci fanno un’interrogazione parlamentare e scattano con l’antifascismo. Si ritorna domani, dopo la seduta di psicanalisi collettiva. «Perdere l’amore/ Provi a ragionare/Fai l’indifferente/Fino a che ti accorgi/Che non sei servito a niente». A proposito di campi semantici..

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