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Giorgia Meloni, così ha vinto la battaglia del Covid

Alberto Busacca
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Sono passati quattro anni. Esattamente quattro anni. Era il 20 febbraio 2020 quando l’Italia entrava nell’incubo Covid. Ricordate? Alle otto di sera, all’ospedale di Codogno, un tampone positivo conferma il primo caso di Coronavirus del nostro Paese. È un uomo di 37 anni di cui inizialmente si conoscono soltanto le iniziali. M.M. è il paziente uno, ma basta poco per accorgersi che non è un caso isolato. Il virus è tra noi e nel silenzio ha già contagiato e ucciso chissà quante persone. In breve le nostre vite cambiano radicalmente: lockdown, mascherine, code ai supermercati, didattica a distanza, canzoni dai balconi e sternuti nel gomito...

Non ne siamo usciti migliori, ormai l’abbiamo capito, ma in un modo o nell’altro ne siamo usciti. Il coronavirus c’è ancora, però non fa più paura (o comunque ne fa molta meno). Abbiamo ripreso ad andare in metropolitana, al ristorante e allo stadio. Abbiamo ricominciato a vivere. E quei giorni di quattro anni fa sembrano nello stesso tempo vicinissimi e lontanissimi.

 

 

 

STORIA FINITA

Ma quand’è che siamo usciti dall’emergenza? Questo spesso ce lo scordiamo, eppure non è stata un’uscita graduale. Un cambio di passo e di direzione c’è stato con l’arrivo del governo Meloni. Che su questo argomento ha voluto dare un segnale chiaro fin dall’inizio. Nel primo consiglio dei ministri, ad ottobre del 2022, è stato infatti deciso lo stop all’obbligo vaccinale anti-Covid per medici e professionisti della sanità. Poi, a fine anno, sono arrivate le parole nette della premier (contenute in un retroscena del Corriere della Sera): «Siamo stati tra i primi paesi Ue ad adottare misure di prevenzione, prenderemo provvedimenti adeguati all’evoluzione del quadro ma ci sono due punti ai quali non torneremo mai e sono il Green pass e il lockdown. Non ci saranno più, né l’uno né l’altro. Quella storia è finita».

Questa posizione dell’esecutivo non era affatto scontata. Tanto che dall’opposizione sono arrivate critiche a non finire. «Il messaggio del governo è di marcia indietro sulle misure che hanno a che vedere con il contenimento del Covid», tuonava il leader del Pd Enrico Letta. Aggiungendo: «Lo dico con tutta la nettezza possibile: su salute, sanità e lotta alla pandemia, il governo Meloni ha iniziato nel modo peggiore possibile. Mi sento di dire, pesando le parole, che sarebbe stato un dramma per l’Italia se questo governo fosse stato in funzione due anni fa. Se avesse applicato le regole e la filosofia che sta facendo capolino in questo momento, per l’Italia sarebbe stato un disastro». E l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, commentando un aumento dei contagi in Cina alla fine del 2022, commentava: «La strategia della Meloni di far finta che il Covid non esiste più e che tutto sommato dei vaccini si può fare a meno mi pare fallita. Come sempre la realtà è più forte della comunicazione».

 

 

 

NOSTALGIA CANAGLIA

Insomma, le scelte del governo di centrodestra, a sentire i suoi avversari, avrebbero dovuto portare a un’esplosione dei malati e delle vittime, facendoci tornare agli anni peggiori della pandemia. E invece così non è stato. Nell’ultimo anno abbiamo potuto fare una vita sostanzialmente normale e la situazione è rimasta sotto controllo. Ha avuto ragione la Meloni, detto in parole semplici. Con buona pace di chi sperava che il virus avrebbe messo in difficoltà la maggioranza. E con buona pace di quelli (molto pochi per fortuna) che ancora oggi sembrano avere nostalgia di chiusure e mascherine... 

 

 

 

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