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Quirinale, via l'onoreficenza al comunista Tito: "Decadenza in caso di morte"

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Cala la mannaia del Capo dello Stato sulle onorificenze "scomode", compresa quella tanto chiacchierata (e contestata) al maresciallo Tito, il dittatore comunista della Jugoslavia che si era macchiato dell'orrore delle foibe.

Il Quirinale ha deciso infatti di procedere a una messa a punto generale sulle onorificenze, dopo le richieste di chiarimento e gli equivoci avvenuti negli anni. E' solo l'ultima della lista infatti la querelle innescata alla Camera con una proposta, targata Fratelli d'Italia e Lega, che punta a revocare al maresciallo Tito, anche se defunto, la medaglia di Cavaliere di Gran Croce insignito della decorazione di Gran Cordone, e che ha, per tutta risposta, prodotto un emendamento Pd che tira in ballo Mussolini e i gerarchi fascisti.

Recentemente, sul sito del Quirinale, è stato puntualizzato che "le onorificenze sono legate alla esistenza in vita dell'insignito e decadono con la sua morte" e che "non possono essere concesse onorificenze alla memoria". Nulla, quindi, per chi non è più in vita. Gli insigniti per le onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana hanno raggiunto la cifra ragguardevole di circa 2 milioni, di cui molti ormai defunti.

Per quanto riguarda quelle più importanti, come la medaglia di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone, di solito riservato ai capi di Stato, si sta pensando, secondo quanto apprende Askanews, di togliere dal data base il nominativo dei defunti. Rimarrà traccia solo in un elenco sul sito dell'Archivio Storico. 

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