Libero è un giornale conservatore, spettinato quel che basta per far venire il mal di testa ai benpensanti, figuriamoci l’effetto che fa al soviet dell’informazione, le tigri di carta che hanno sostituito i moribondi partiti della sinistra. Il sindacato dei giornalisti (la Fnsi) contesta a Libero di aver criticato l’associazione Articolo 21 a proposito della vicenda del Massimario della Cassazione schierato contro le riforme del governo Meloni. Abbiamo riportato un fatto e ricordato che
Articolo 21 è un’associazione di sinistra che un tempo sarebbe stata definita “catto-comunista”. Esprimono idee talmente plurali da confondere la libertà di stampa solo con la propria. Il sindacato e le associazioni possono coltivare come meglio credono la loro passione politica, non contesto affatto il loro essere comunisti ieri e progressisti oggi, anzi ne sono ben felice, perché rappresentano la ragione delle battaglie liberali. Ciò che invece è ridicolo (e dal ridicolo non ti puoi salvare) è il sopracciglio alzato, l’idea di insegnare agli altri i canoni di un mestiere che la consuetudine delle cose del mondo divide in due pianeti: ci sono quelli che lavorano; e poi ci sono quelli che guardano e spiegano agli altri come si lavora.
Ecco, per i primi ho grande rispetto e le loro idee, soprattutto quando sono diverse, mi spingono a fare meglio; i secondi sono numerosi, organizzati, fanno carriere inversamente proporzionali alla loro capacità, ma detto in tutta franchezza, non hanno nulla da insegnare. Quando la segretaria della Fnsi, Alessandra Costante, dice che anche io mi devo battere per la “libertà di informazione”, dimostra non solo di non conoscermi, ma certifica quanto penso e scrivo: fa politica e propaganda per la sinistra, e anche questa è una costante.




