Pugno duro da parte del Ministero della Cultura sul famoso tax credit, il contributo erogato dallo Stato per sup portare le produzioni cinematografiche. Nel mirino, questa volta, è finita la Sipario Movies spa fondata da Andrea Iervolino insieme a Monika Waldner Gomez Del Campo Bacardi. Il produttore non è certo l’ultimo degli sprovveduti, tanto da aver firmato pellicole importanti come quelle sulla vita di Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini, o il film diretto da Johnny Depp su Amedeo Modigliani. Addirittura, era riuscito a ingaggiare Mike Tyson e a far girare un cameo a Papa Francesco. Fra un successo e l’altro però, la Sipario Movies è stata sciolta e messa in liquidazione qualche mese fa dopo che Iervolino e lady Bacardi si erano denunciati a vicenda. Come raccontato da Open, il Tribunale civile di Roma, lo scorso 10 giugno, ha quindi disposto l’amministrazione giudiziaria della società.
Una procedura che ha portato alla trasmissione al Ministero della Cultura di documenti comprovanti gravi irregolarità nella compilazione delle carte necessarie a ricevere il tax credit. Immediata la risposta del dicastero guidato da Alessandro Giuli che ha disposto la revoca dei fondi erogati alla società cinematografica con un atto firmato dal direttore dimissionario Nicola Borrelli.
Nella relazione redatta dai liquidatori si legge come la casa di produzione sia riuscita ad ottenere fondi gonfiando ogni genere di spese. Dalle tecnologie per la transcodifica da 2D a 3D fino alle forniture delle c.d. animations. La lunga lista di illeciti a carico della società porta ad un conto salatissimo: una truffa ai danni dello Stato che si aggira attorno ai 60 milioni di euro. Stando alle stime del Tribunale, Iervolino, sfruttando alcune società estere riconducibili a lui, riusciva a gonfiare i costi reali di acquisto e produzione di almeno dieci volte.
Se l’eroe non è rosso il film è da stroncare
Oddio, oddio, è uscito un film “di destra”. Un film che parla di un ex militante del Fronte della gio...Ingenti somme rilasciate dallo Stato sono già state incassate, mentre altre sono state congelate dal Ministero. «La direzione generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura ha firmato la revoca di 66 milioni di euro di credito d’imposta precedentemente concessi a produzioni cinematografiche al termine di un lungo e scrupoloso lavoro di verifica e controllo», ha annunciato il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, aggiungendo anche che «non sono state approvate e risultano quindi respinte richieste di credito d’imposta per ulteriori 22 milioni di euro». Un risultato che va oltre la sola Sipario Movies, ma i dubbi sulle possibilità di rivedere i soldi incassati da Iervolino sono tanti. Secondo i tecnici del Tribunale, infatti, le casse sono ormai completamente vuote e la società «non dispone di effettivi assets, giacché gli stessi sono stati dirottati verso terze economie direttamente o indirettamente riconducibili al sig. Iervolino». Insomma, tutto sparito. Anzi no. Ci sono ancora dipendenti e fornitori che aspettano di essere pagati. E, in più, le passività finanziarie della Sipario sono arrivate a 38 milioni di euro, i debiti commerciali a 22 milioni e le attività a soli 17 milioni di euro. Un’enorme scatola vuota che porta in dote solo debiti. Ecco cos’è rimasto. Intanto il MiC non ha intenzione di arrestare il suo lavoro di indagine sui fondi sottratti agli italiani: «Le attività ispettive proseguiranno con un potenziamento del sistema di controlli e grazie anche alle nuove unità di personale in arrivo», ha chiarito il sottosegretario Borgonzoni.