Il tema della leadership del centrosinistra, ossia di chi correrà come candidato premier di una coalizione alternativa al centrodestra alle prossime elezioni politiche, è rispuntato. Va detto che è l’argomento principe delle riflessioni che, da mesi, si fanno a tutti i livelli tra i dirigenti del cosiddetto campo largo, rivelando posizioni inaspettate.
Molti sostenitori della prima ora di Elly Schlein (si dice perfino Dario Franceschini) pensano che non sarebbe adatta come candidato premier. Bravissima come segretaria, ma non per Palazzo Chigi. Fatto sta che il tema è tornato ieri con forza in una intervista a La Stampa di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e ora leader dell’associazione Più Uno, che guarda al mondo cattolico ed ex ulivista: «Penso», ha detto, «che sarebbe utile fissare al più presto primarie di coalizione per individuare chi sfiderà la leader del centrodestra alle Politiche».
Romano Prodi sotterra la Schlen: "Esistere, basterebbe questo"
Romano Prodi è un fiume in piena. E non si trattiene neppure sul centrosinistra. L'occasione? L'evoluzion...Così com'è, ha detto, confermando quanto detto a Romano Prodi, «l’opposizione è inesistente» e non basta «vincere», bisogna anche «saper governare». Parole, quelle di Ruffini, che hanno imposto due questioni: non basta vincere, bisogna avere una visione per dopo; il candidato premier del centrosinistra non è un dato assodato, va scelto. Due questioni che, in realtà, sono legate. Proprio perché «non basta vincere», ma «serve», saper «governare», in tanti, nel Pd e non solo, pensano che Elly Schlein non sia il candidato premier più adatto. Lo pensa Romano Prodi, sponsor di Ruffini. Ma anche tra i dem questo giudizio è abbastanza diffuso.
Sandro Ruotolo agita il Pd: "La Campania è una ferita, non siamo contenti"
Accordo raggiunto in Campania, ma a che prezzo? Elly Schlein ha stretto l'intesa con Vincenzo De Luca, governatore u...Schlein è stata brava a rivitalizzare il Pd, a rinnovarne l’immagine, avvicinandolo ai giovani. Ma per fare il candidato premier, si dice, «non ha lo standing». Troppe radicali le sue posizioni in politica estera, troppo di sinistra quelle in materia economica. E poi non ha rapporti con il mondo moderato, con gli imprenditori. Chi più ne sostiene la candidatura, paradossalmente, è quello per cui Schlein lasciò il Pd, Matteo Renzi. Ma non è detto che anche lui, a ridosso delle Politiche, cambi idea, magari candidandosi lui stesso nel caso di primarie. Poi ci sono i leader degli altri partiti. Giuseppe Conte non accetterà mai di indicarla come candidato premier e continua a pensare che Palazzo Chigi sia tagliato per lui. La regola del centrodestra, per cui fa il premier il segretario del partito che raccoglie più voti, al momento non è quella del centrosinistra. Dunque, come si sceglierà, da questa parte del campo, il front men o women dell’alleanza? Per ora, nessuno lo sa. Ma la proposta di Ruffini è, senza dubbio, una delle strade. Anche perché la storia del centrosinistra è segnata dalle primarie. Il Pd è addirittura nato con le primarie.
Dunque, sarebbe curioso che il Pd le rifiutasse. Una parte dei fedelissimi di Schlein spinge per questa soluzione, nella convinzione che tra iscritti ed elettori sarebbe un plebiscito per Elly. Ma non tutti la pensano così. In una competizione aperta, Conte - che ovviamente si candiderebbe - potrebbe, a sorpresa, sbaragliare la segretaria dem. Il leader del M5S, infatti, ha dalla sua un consenso personale che, come certificano i sondaggi, va ben oltre i confini del Movimento. È fortissimo al Sud e, nelle rilevazioni, risulta uno dei leader più amati tra astenuti e indecisi. Camaleontico, populista, empatico, trasversale, forte di doppia esperienza da premier, potrebbe imporsi persino tra gli elettori dem. E nel Pd la preoccupazione c’è. «Se si presenta promettendo che, se diventa premier, rimetterà il reddito di cittadinanza e magari il Superbonus, stravince al Sud», osserva una fonte dem. E il Sud, in una competizione come le primarie, formata da una platea ridotta, potrebbe essere decisivo. Peraltro può usare l’argomento che lui, il premier, lo ha già fatto. Ha ottenuto il Pnrr, ha guidato il Paese fuori dalla pandemia.
Sinistra nei guai, i "centrini" non sfondano: allarme Pd sul voto cattolico
Dopo l’accoglienza entusiasta di Giorgia Meloni al Meeting di Comunione e Liberazione, segno di una connessione fo...Conte lo sa. Ruffini, dunque, potrebbe trovarlo come alleato in questa richiesta. L’altra strada sarebbe un accordo tra i leader su un terzo nome, non riconducibile a nessuno dei partiti del centrosinistra. Un civico. In questo scenario il nome più accreditato è quello di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, che può vantare ottimi rapporti con tutti i big del campo largo. È ancora presto per dire quale sarà la scelta. Ma non c’è dubbio che il tema della leadership, ormai, è sul tavolo. E nulla è scontato.