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Elly Schlein, i venti giorni "letali": come ha perso quasi tutto

di Massimo Costalunedì 15 dicembre 2025
Elly Schlein, i venti giorni "letali": come ha perso quasi tutto

2' di lettura

Elly Schlein ha perso il filo dell’opposizione. Come un mediano che tenta il colpo di tacco e fa ripartire gli avversari in contropiede. Il 27 novembre la segretaria Pd aveva provato il guizzo, accettando l’invito di Fratelli d’Italia a partecipare ad Atreju ma ponendo come condizione un confronto diretto con il presidente del Consiglio. «Vengo se c’è un dibattito faccia a faccia». Ecco. Da lì è cominciata la crisetta di fine anno della leader Pd, perché Meloni ha replicato che avrebbe accettato solo un confronto a tre con la presenza del presidente M5S Giuseppe Conte: «Non c’è una leadership condivisa a sinistra, non posso deciderla io» disse Giorgia girando il coltello nella piaga del campo largo. Una risposta che ha smascherato l’errore strategico di Elly e che, probabilmente, le ha fatto perdere lucidità anche nei giorni successivi.

Perché incassato lo svantaggio, e per di più con Conte pronto ad alzare continuamente la posta nei suoi confronti, Schlein ha scimmiottato la premier incontrando 24 ore dopo Giorgia Abu Mazen, e fissato l’assemblea nazionale del Partito democratico proprio nella stessa giornata del comizio finale del premier. Un modo per riproporsi come unica e reale alternativa alla presidente di Fratelli d’Italia, ma la mossa di comunicazione si è rivelata un boomerang. Mentre Giorgia scriveva il punto esclamativo a una settimana di dibattiti e confronti a Castel Sant’Angelo che hanno messo Atreju al centro del dibattito politico, infatti, la riunione del Partito democratico si è tenuta all’Auditorium Antonianum, con i notabili del Pd laziale precettati alla vigilia per evitare troppi posti vuoti in sala. Da una parte l’ultimo atto di una kermesse da 100mila persone, dall’altra il rito stantio dell’assemblea di partito. Le correnti, la minoranza, l’astensione tattica.

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Un armamentario da Prima Repubblica che sembra di un altro secolo rispetto agli appuntamenti della destra di governo. L’agenda politica l’ha dettata Atreju: per la presenza degli esponenti di governo, certo; ma anche per la presenza non di arredamento dei leader dell’opposizione. Conte ha criticato legittimamente la premier in casa sua, Renzi si è scaldato non poco sulle riforme istituzionali ed è stato portato via di peso da Crosetto, Perfino Bonelli ha potuto dire la sua. Perfino gli inserimenti pop - da Carlo Conti e Gigi Buffon - hanno ampliato la distanza con l’immagine polverosa dell’assise democratica.

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Elly Schlein sarà anche testardamente unitaria, ma negli ultimi 17 giorni - proprio dalla fatidica frase “Vengo solo se c’è un faccia a faccia con Giorgia” - non ne ha azzeccata una. E alla fine, incassato lo svantaggio iniziale, non è riuscita a recuperare. Perché alla domenica sera, nonostante la missione tutt’altro che semplice del governo in carica, l’impressione finale è stata di un Centrodestra compatto e di un Pd sempre più dilaniato al suo interno. Con il prossimo tornante del referendum sulla Giustizia che, in caso di vittoria dei Sì alla riforma, potrebbe rendere ancora più accidentata la rincorsa della Schlein. Se vorrà avere qualche chance, dovrà dimenticare il suo dicembre nero e cambiare tattica. 

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