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Sinistra e centri sociali sfilano per la dittatura

Antagonisti, sindacati e studenti rossi invadono le piazze di mezzo Paese. Dopo i pro-Pal è allarme per chi tifa per il deposto presidente.
di Massimo Sanvitodomenica 4 gennaio 2026
Sinistra e centri sociali sfilano per la dittatura

4' di lettura

Schiuma rabbia la sinistra istituzionale. Ribolle la galassia antagonista. È una sfilza di sit-in sotto i consolati americani e quelli venezuelani, davanti alle prefetture e alle sedi istituzionali. Smaltita, seppur non del tutto, la sbornia pro-Pal, ecco un altro succulento piatto internazionale su cui banchettare per mettere in sofferenza l’ordine pubblico e generare il caos. Verona, Napoli, Milano, Roma, Pisa, Cosenza, Padova, Bologna, Palermo, Perugia, Livorno, Cagliari, Torino, Reggio Emilia, Firenze, Reggio Calabria, Bergamo, Genova: in tutta Italia, ieri, si sono scatenati i pro-Mad (nel senso di Maduro, il dittatore socialista prelevato la scorsa notte nella sua camera da letto dagli americani). Tutti in piazza per difendere il “presidente per decreto” che negli ultimi dodici anni ha spedito il Venezuela all’inferno, tra corruzione dilagante, aumento della criminalità, narcotraffico, fame diffusa, diritti umani sospesi, oppositori politici silenziati con violenze e torture di ogni tipo.

CORTEI E STRISCIONI I primi ad agitare le acque sono stati i movimenti extraparlamentari, con Potere al Popolo che ha convocato presidi ovunque al grido di «giù le mani dal Venezuela» e «liberare subito il presidente Maduro». Al suo fianco Rifondazione comunista, gli universitari di Cambiare rotta e i liceali di Opposizione studentesca d’alternativa, i rossi sindacalisti Cgil, Cobas e Usb e pure i Comitati d’appoggio alla resistenza per il comunismo (Carc). «Tutto perché il Venezuela vuole essere libero e non sotto il controllo degli Stati Uniti. Quello che sta succedendo in Venezuela è terrorismo. Il nostro governo oggi si fa complice, per noi è inaccettabile», ha arringato la folla Giovanna Di Matteo di Potere al Popolo, a due passi dall’ambasciata americana di Roma. Mentre a Napoli, la solita cricca, in corteo dal consolato venezuelano alla Prefettura, ha bollato Trump come «un gangster per aver aggredito una nazione che ha eletto democraticamente la sua guida».


Poi ecco i centri sociali di mezza Italia. A Milano, Lambretta, Cantiere e compagni si erano già dati appuntamento in centro per un presidio a favore dei filo-Hamas di recenti finiti in manette: vuoi non allungare il corteo fino all’ambasciata Usa? Lì hanno incontrato tutte le sigle della sinistra radicale. «La chiamano guerra al narcotraffico, ma è una guerra per le risorse: petrolio, gas, oro, terre rare, cobalto. L’ennesimo attacco di un modello in crisi, che per sopravvivere torna a fare ciò che conosce meglio: conquistare e depredare», il mantra antagonista. C’era anche una delegazione del Movimento 5 Stelle capeggiata dall’europarlamentare Gaetano Pedullà, tra i politici più veloci, ieri, a mobilitare le truppe per prendersi la piazza. «L’attacco americano al Venezuela è vergognoso e illegale, dietro ci sono motivi inconfessabili, a partire dal petrolio. Questa è la fine del diritto internazionale ed è pericolosissimo per quello che può accadere nel Pacifico e in Europa», ha detto il pentastellato, mentre attorno si levava nitido il coro «Chávez presente, Maduro presidente». Quelli di Cambiare rotta, giusto per non farsi mancare nulla, hanno chiesto le «dimissioni» di Giorgia Meloni. A Torino, le giovani leve di Askatasuna raccolte nel Collettivo universitario autonomo (Cua) e nel Kollettivo studentesco autonomo (Ksa), dopo aver condannato «l’aggressione imperialista made in Usa» hanno esaltato le ultime presunte volontà del dittatore venezuelano prima di essere allontanato dal Paese: «Maduro prima di essere catturato avrebbe autorizzato la lotta armata contro l’aggressione imperialista dispiegando diverse forze militari nelle strade di Caracas a protezione del Parlamento». Pure a Bologna, i centri sociali Labas e Tpo sempre coccolati dal Pd hanno preso posizione «contro il terrorismo di Stato di Trump».

DELIRI PARLAMENTARI Spostandoci in Parlamento, ecco una bella carrellata di distinguo e attacchi di routine all’esecutivo Meloni. La segretaria dem, Elly Schlein, ha spiegato: «Riteniamo grave la posizione del governo italiano nella parte in cui definisce legittima l’azione militare di Trump in Venezuela. Ci aspettiamo invece che l’Unione europea e il governo italiano si esprimano duramente contro queste violazioni e difendano il diritto internazionale e le sedi multilaterali, anche chiedendo una convocazione urgente degli organismi competenti in seno alle Nazioni Unite». Per Giuseppe Conte, capo del Movimento 5 Stelle, l’augurio è che «tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà sentirsi più al sicuro». La premiata ditta rosso-verde Bonelli&Fratoianni, leader di Alleanza Verdi Sinistra, hanno preferito fare gli spiritosi: «Le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo, gli Usa attaccheranno la Cina per il Fentanyl, o l’Olanda per l’ectasy? Trump si comporta come un pirata globale che punta a costruire un ordine globale fondato sulla forza e in aperta violazione del diritto internazionale». Immancabile, poi, Ilaria Salis (eurodeputata Avs): «Della democrazia, della libertà e della giustizia – in Venezuela come in Iran, come ovunque- a Trump non importa nulla. Per gli Stati Uniti la minaccia dell’uso della forza, così come il suo impiego effettivo, sono strumenti di un imperialismo fondato sul più bieco interesse nazionalista».