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Acca Larentia, coltelli e spranghe: violenza rossa, 4 feriti

mercoledì 7 gennaio 2026
Acca Larentia, coltelli e spranghe: violenza rossa, 4 feriti

2' di lettura

Nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, a Roma, nel quartiere Appio-Tuscolano (zona via Tuscolana, vicino a un parcheggio di un supermercato), quattro militanti di Gioventù Nazionale sono stati aggrediti da un gruppo di oltre 20 persone, descritte come teppisti di ultrasinistra, alcuni a volto coperto e armati di spranghe e coltelli.

I giovani si erano fermati per comprare colla prima di affiggere manifesti in commemorazione della strage di Acca Larentia del 7 gennaio 1978, quando furono uccisi Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta (davanti alla sede MSI) e Stefano Recchioni (negli scontri successivi). L'aggressione, definita premeditata e organizzata, ha semidistrutto l'auto dei militanti; solo la fuga in macchina ha evitato conseguenze peggiori. Il più grave ha riportato trauma cranico, contusioni al volto e alle braccia; i feriti sono stati trasportati al San Giovanni.

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La polizia, intervenuta su segnalazione di residenti, ha trovato radio-ricetrasmittenti usate dagli aggressori per coordinarsi ed evitare intercettazioni. Le indagini sono affidate alla Digos. Francesco Todde, presidente di Gioventù Nazionale Roma, accorso in ospedale con Fabio Rampelli, ha denunciato un "commando di professionisti dell'odio politico", condannando il clima di violenza e richiamando gli "anni di piombo".  E sulla commemorazione è intervenuta la premier con un post sui social: 
"Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larenzia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità. Quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano. Anche fatti recenti, in Italia e all’estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra confronto e odio, tra parola e violenza. Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare. Ricordare significa scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la convivenza civile, perché le idee forti non temono il confronto. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale. È questo l’impegno che dobbiamo a Franco, Francesco e Stefano - uccisi ad Acca Larenzia - a tutte le vittime di ieri, a prescindere dal loro colore politico, e alla libertà delle generazioni di oggi e di domani".

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