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Acca Larentia, militanti di destra sprangati? Ma la sinistra attacca Meloni

di Tommaso Montesanovenerdì 9 gennaio 2026
Acca Larentia, militanti di destra sprangati? Ma la sinistra attacca Meloni

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Ci sono quattro militanti di Gioventù nazionale aggrediti a Roma. C’è la Digos che indaga. Soprattutto, quando si parla della strage di Acca Larentia del 7 gennaio 1978, ci sono colpevoli mai individuati dalla procura di Roma nonostante l’arma con cui fu compiuto l’eccidio, una mitraglietta Skorpion, sia transitata dagli ambienti dell’estrema sinistra romana alle Brigate Rosse. Un’arma che poi ucciderà, il 10 febbraio di otto anni dopo, Lando Conti, sindaco di Firenze. C’è tutto questo, dunque, ma il problema della sinistra parlamentare sono i saluti romani che come ogni anno sono stati esibiti dai «militanti di CasaPound», come peraltro ammette Chiara Gribaudo, vicecapogruppo del Pd a Montecitorio, in occasione della cerimonia per commemorare le vittime di 48 anni fa. Braccia tese di cui i partiti del centrosinistra chiedono conto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

La premier, l’altro ieri, ha lanciato un appello alla «pacificazione nazionale» ricordando le vittime - Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni - del 1978. L’opposizione, ieri, dopo il silenzio sull’agguato ai giovani di Fratelli d’Italia, lo ha respinto. Motivo: la mancata presa di distanza dai saluti romani. «Meloni parla di pacificazione nazionale, ma non riesce mai a prendere le distanze dagli eredi di chi ha distrutto l’Italia, materialmente e moralmente», afferma ad esempio Alessandro Zan, eurodeputato del Pd. Insomma, porta in faccia alla presidente del Consiglio: «Non si costruisce alcuna pacificazione facendo l’occhiolino ai nostalgici del Ventennio». “Nostalgici”, e qui c’è tutto il cortocircuito della sinistra, che lo stesso partito di Elly Schlein, per bocca di Gribaudo, iscrive a CasaPound: «Il governo di Giorgia Meloni deve dire chiaramente da che parte sta. La destra di governo deve prendere le distanze, senza “se” e senza “ma”, da quanto avvenuto ad Acca Larentia».

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Segue lo stesso copione il suo collega Francesco Boccia, che guida il gruppo parlamentare dem al Senato: «Vedere centinaia di braccia alzate che facevano il saluto romano, nel ricordo di Acca Larentia, senza che ci fossero parole di critica e prese di distanza da parte dei partiti della destra, mi ha preoccupato». Eppure anche ieri da Fratelli d’Italia sono arrivate parole in tal senso. Basti pensare, ad esempio, all’europarlamentare Nicola Procaccini («è una roba anacronistica, primitiva, da trogloditi»), o al vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che dalle colonne del Corriere della sera ha ricordato come in relazione al rituale del saluto il partito abbia «preso le distanze mille volte, stiamo bene nel nostro tempo e amiamo più di ogni altro la libertà. Oltre trent’anni fa decidemmo di disertare l’appuntamento». Il quesito, semmai, è un altro: perché la sinistra «ha licenza di fare squadrismo» mentre poi è alla destra che si chiede «ogni giorno di condannare il fascismo?». Eppure il canovaccio è proprio questo: frasi di circostanza, quando presenti, sull’agguato ai militanti di Gn, salita sul pulpito in nome dell’antifascismo. «Vorremmo sentire parole chiare e nette da parte della destra quando viene ostentato provocatoriamente il saluto romano a braccia alzate, un gesto carico di violenza simbolica», tuona Filiberto Zaratti, deputato di Avs. «La nostra è una repubblica antifascista», dice rivolto alla premier, «Meloni parla di pacificazione, ma dimentica che c’è già: è la nostra Carta costituzionale».

Dal Pd, il senatore Marco Meloni è stupito per l’appello della sua omonima capo del governo: «Non ha mai pronunciato una parola di condanna, chiara e inequivocabile, contro il fascismo e, al contrario, ha tollerato e legittimato un uso ricorrente dei suoi simboli. La democrazia si logora con la critica o con la vostra ambiguità?». «Non dovrebbe servire ricordare che la Costituzione vieta la ricostruzione in qualsiasi forma del partito fascista», aggiunge il collega Andrea De Maria, deputato. «La destra italiana», aggiunge, «che ha così importanti responsabilità di governo, dovrebbe finalmente dire su questo parole chiare, che fino ad oggi non sono arrivate». Tra parentesi: è vero che sui saluti romani la procura di piazzale Clodio si appresta ad aprire un fascicolo di indagine per le presunte violazioni delle leggi Mancino e Scelba, ma perché si configuri il reato, come dimostrano le sentenze che si sono susseguite in questi anni, occorre che il saluto sia collegato alla «riorganizzazione del disciolto partito fascista».