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Giorgia Meloni? In fuga o "fluviale", è sempre colpevole

La stampa progressista si scatena dopo la conferenza stampa di inizio anno. Ma le critiche mosse al premier finiscono con l'essere grottesche
di Francesco Damatodomenica 11 gennaio 2026
Giorgia Meloni? In fuga o "fluviale", è sempre colpevole

3' di lettura

Man mano che passavano i 180 minuti della conferenza stampa di inizio d’anno e la premier rispondeva alla quarantina di domande dei giornalisti parlamentari mi chiedevo già scetticamente se e quanto sarebbe durata una pausa nel solito assalto mediatico e politico a Giorgia Meloni per i suoi rapporti con l’informazione. Dalla quale è solitamente descritta in fuga, o quasi.
Non ho dovuto aspettare molto per avere conferma di quanto avessi sospettato.

Dalle parti di Repubblica, quella di carta naturalmente, dove già si lavora in stato di agitazione per la vendita del giornale non in edicola ma dal notaio, diciamo così, non è stata gradita neppure la Meloni “fluviale”, come è stata definita con una certa insofferenza. Fluviale e anche svogliata, costretta a parlare dalla “liturgia” degli incontri una volta di fine anno e ora di inizio fra il capo del governo di turno e la stampa. Un turno che sta durando da parecchio per la Meloni e che già per questo crea, diciamo così, problemi di approccio da parte non della premier ma dei suoi interlocutori, abituati generalmente in passato a chiedersi se a Palazzo Chigi si sarebbe potuto mangiare il panettone, o la successiva colomba pasquale.
La Meloni, per gusti e abitudini, ripeto, di cronisti, retroscenisti, analisti eccetera eccetera sta facendo scorpacciate di panettoni, pandoro, colombe e simili. Quando riuscirà a saziarsi?, si staranno chiedendo i nostalgici delle crisi che non facevano a tempo a chiudersi con i decreti e i bolli del Quirinale e già si avvertivano le correnti della successiva.
L’immagine della Meloni “fluviale”, forse di cortesia rispetto ad una Meloni logorroica per poco non uscita dal salotto televisivo di Lilli Gruber discutendone più a caldo, sembra scelta piuttosto per la vicinanza fra il fiume e il suo straripamento. Come quello contestato alla premier duramente da critici ed avversari per essersi lamentata della “vanificazione” dell’azione insieme “del governo e del Parlamento” prodotta dalla magistratura nell’esercizio della sua notoriamente larga, anzi larghissima discrezionalità, più enfaticamente chiamata “autonomia e indipendenza da ogni altro potere”.

Così sta scritto anche nel testo dell’articolo 104 della Costituzione modificato dalla riforma della giustizia sotto procedura referendaria solo per precisare che l’una e l’altra- autonomia e indipendenza- valgono per i magistrati anche a carriere separate, quindi giudici e pubblici ministeri. Invece, com’è noto, i signornò alle carriere separate stanno facendo la loro campagna referendaria chiedendo il no all’assoggettamento dei giudici “alla politica”. Un fiume davvero in piena, quello però dei magistrati associati e non. Altro che il fiume della Meloni. Alla quale si nega il diritto di quello che la buonanima di Sandro Pertini anche al Quirinale diceva, scherzando ma non troppo, di rispondere “a brigante, brigante e mezzo”.

Una Meloni da straripamento, da fiume troppo pericolosamente in piena, è stata avvertita da critici e avversari anche nei rapporti dichiaratamente e orgogliosamente “ottimi” col presidente della Repubblica Sergio Mattarella, puntuale - ha precisato la premier - nella difesa degli “interessi nazionali” ogni volta che ne sono o solo sembrano minacciati. Il fatto che la Meloni abbia voluto anche parlare, per rispetto del suo ruolo e di quello di Mattarella, delle “divergenze” di opinioni che ci sono state e potrebbero tornare ad esserci ha fornito ai soliti guardoni dal buco della serratura il pretesto per proporre e rappresentare lo spettacolo, per essi di comodo, di un Presidente contro l’altro. E questo sarebbe giornalismo politico. Un pettegolezzo diffuso, direi, travestito da giornalismo.