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Giorgia Meloni, il retroscena: la trattativa che fa rosicare Schlein

di Fabio Rubinimercoledì 21 gennaio 2026
Giorgia Meloni, il retroscena: la trattativa che fa rosicare Schlein

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Nemmeno il tempo di scendere dall’aereo che la riportava in Italia dalla sua missione in Giappone, che Giorgia Meloni si è trovata impegnata nel vertice sul decreto sicurezza. Ma a tenere banco in queste ore è soprattutto la politica internazionale. Il premier si trova in una posizione centrale della politica mondiale, perché con la tela di rapporti internazionali che ha saputo tessere in questi quasi tre anni di governo (alla faccia dei gufi che vaticinavano un’Italia isolata nel mondo), sta svolgendo un ruolo importante di mediazione tra Ue e Trump. Tanto che anche Macron, in una certa misura, si è dovuto accodare alla linea italiana. E in virtù proprio del rapporto franco con il presidente Usa, potrebbe essere la cerniera perfetta tra Donald e la Danimarca nel dossier sulla Groenlandia. A proposito di questo va registrato anche il disperato tentativo di Elly Schein di inserirsi in corsa nella vicenda. Lo ha fatto scrivendo una lettera alla premier socialdemocratica Mette Frederiksen, esortandola a un vertice di “solidarietà” della sinistra europea. Sinistra che è in difficoltà su tutti i fronti. Anche a Bruxelles, dove è sempre più spinta nell’angolo dopo che tutte le politiche industriale imposte alla Commissione stanno fallendo inesorabilmente una dopo l’altra. Schlein, nel tentativo di fare da controcanto alla Meloni attacca Trump, le cui «politiche sono totalmente incompatibili con i principi delle relazioni internazionali, il rispetto dello stato di diritto e anche con i più elementari standard della diplomazia».

Poi l’invito: «Avremo l’opportunità di discutere di questa situazione in una delle prossime riunioni del Pse e di lavorare per una strategia comune all’interno della nostra famiglia progressista. Ora più che mai l’Ue e i suoi Stati membri devono dimostrare la loro unità». In attesa di capire se il premier andrà a Davos, dove è in corso il World Econic Forum e dove potrebbe anche incontrare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a far discutere sono le parole del ministro degli esteri Russo Serghei Lavrov. Parlando del suo rapporto con l’Europa («che mira a far saltare le trattative di pace con l’Ucraina») ha dedicato un passaggio anche all’Italia:«I nostri rapporti diplomatici sono al punto più basso». Il riferimento è alla «guerra culturale» che il nostro Paese ha fatto alla Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Lavrov dice che «non mi aspettavo questo dall’Italia che è uno dei nostri amici di più vecchia data, ma non abbiamo scelto noi questa situazione».

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Lavrov ha poi parlato delle aperture al dialogo fatte dalla stessa Giorgia Meloni e dal presidente francese Emmanuel Macron, definendole «non serie. Arrivano così all’improvviso, e non sono in linea con quanto dicono altri Paesi Ue, che continuano a spingere per la sconfitta strategica della Russia». Poi, però, il ministro degli esteri russo aggiunge: «Se volete parlare con noi in modo serio, chiamateci. I canali diplomatici ci sono. Ma anche la sostanza deve cambiare: quando Macron ha telefonato al presidente Putin lo scorso anno, non ha detto nulla di diverso rispetto a quanto aveva già detto in passato e ha fatto solo eco al punto di vista di Kiev».