Libero logo

Askatasuna, il video che inchioda la sinistra: applausi e cori per gli incappucciati

di Massimo Sanvitosabato 7 febbraio 2026
Askatasuna, il video che inchioda la sinistra: applausi e cori per gli incappucciati

3' di lettura

Applausi scroscianti. Da spellarsi le mani. Nemmeno stesse passando Leo Messi... I cosiddetti manifestanti “pacifici”, difesi a spada tratta da Pd e compagni, stavano invece incoraggiando il blocco nero, ovvero i picchiatori dell’Askatasuna e i loro sodali giunti da mezza Italia e pure dall’estero con l’unico scopo di seminare il caos e attaccare la polizia. Giovani incappucciati e con maschere anti-gas già sistemate sul volto, che di lì a poco avrebbero dichiarato guerra allo Stato, tra due ali di folla.

«Evviva, evviva, evviva Askatasuna!», si sente gridare da chi stava ai lati. E anche i messaggi che circolano sui canali d’area antagonista non lasciano spazio a dubbi sul sostegno ai violenti in marcia su corso Regina Margherita, verso la sede del centro sociale sgomberato prima di Natale. Una sfilza di testimonianze che inchiodano la sinistra istituzionale.

«Ho visto le persone applaudire chi resisteva alla violenza della polizia: è stato un momento che mi ha scaldato il cuore. Mi trovavo nelle prime linee tra chi ha resistito, con timore in fondo che per quello che avremmo fatto tutti ci avrebbero condannati. Man mano che camminavo però, la gente applaudiva e ci mandava segnali di fortuna e lì ho capito il vero scopo della resistenza che attuiamo in risposta a questo Paese che non fa altro che reprimere e toglierci gli spazi di crescita e aggregazione sociale», spiega uno interno al blocco nero.

«Non ero tra chi si è coperto, ero ai laterali. Da quando ho iniziato a vedere i primi movimenti mi sono sentita davvero emozionata. E più li guardavo e più ne andavo fiera. Non so a chi l’ho detto ma mi è uscito solamente un augurio di tornare, soprattutto, principalmente sani e senza contusioni gravi. Ammetto di essere stata preoccupata per loro, soprattutto dopo la gestione», dice poi una ragazza. Capito? Erano in ansia per i devastatori di professione perché la celere si è permessa di rispondere agli assalti. «L’unica cosa vera che dicono i tg e i giornali è che sono stati, come si dice in questi casi, “quadrati” ed è stato bellissimo vedere un unione del genere dopo tantissime piazze», prosegue lei. Talmente bello che oltre cento agenti sono finiti in ospedale e uno ha quasi rischiato di morire sull’asfalto.

Le rivendicazioni si rincorrono senza fine. «Non mi sento di giustificarvi e non ne avete nemmeno bisogno. Il poliziotto se volevate avreste potuto mangiarlo vivo ma non l’avete fatto perché a differenza loro voi siete davvero migliori», si legge nell’esaltazione di un ragazzo. «Compagni, ha ragione su una cosa Piante dosi: che eravamo tutti conniventi e solidali con chi era in prima linea», dice un altro. «Chiunque abbia svoltato in corso Regina (migliaia e miglia di persone, forse addirittura la maggioranza del corteo) lo ha fatto per garantire supporto morale e materiale a chi era davanti», spiega un altro ancora. Alle opposizioni che dentro e fuori dal Parlamento si sono stracciate le vesti per le presunte generalizzazioni, chiediamo: negate ancora l’evidenza o vi arrendete?