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Pd, "meglio maiale che...". L'ultima vergogna, Elly Schlein balbetta

di Pietro De Leolunedì 9 febbraio 2026
Pd, "meglio maiale che...". L'ultima vergogna, Elly Schlein balbetta

3' di lettura

Houston, hanno un problema. E cioè, a andarci leggeri, una linea non proprio chiara sulla questione medio orientale nel Pd. Il tema ha riguardato il molto dibattuto post social dei giovani dem di Bergamo, in cui veniva ripresa l’iconografia di Porco Rosso di Hayao Miyazaki e lo slogan “Meglio maiale che sionista”. Si riferiva, quel post, al dibattito intorno il disegno di legge di sull’antisemitismo, che evidentemente il vivaio bergamasco del Pd non approva.

Tuttavia, questa sortita ha suscitato grande indignazione, dentro e fuori i dem. Del tutto motivata, ovviamente. Tra cui Emanuele Fiano, più volte deputato Pd, già presidente della Comunità ebraica di Milano e figlio di Nedo, uomo che conobbe l’orrore della deportazione in un campo di concentramento nazista.

Fiano, che oggi è segretario dell’associazione Sinistra per Israele, si è chiesto se qualcuno nel Pd avesse in animo di occuparsi della cosa. Per lui, peraltro, la ragione è doppia. Perché proprio i giovani dem bergamaschi ne contestarono la partecipazione a un evento promosso dall’associazione Italia-Israele della città.

Ebbene, la questione del gravissimo post ha tracimato fin nella seduta della direzione del Pd di venerdì. Gli juniores dei dem hanno cancellato il post, chiedendo scusa per quanto accaduto. «Scuse sincere e senza riserve a tutte le persone e le comunità ferite, offese o colpite dalla nostra grafica. Su temi così delicati riteniamo indispensabile l’approccio fondato su rispetto, rigore analitico e responsabilità politica, evitando semplificazioni, polarizzazioni e contrapposizioni ideologiche».

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LA PEZZA DI ELLY

La segretaria del partito, Elly Schlein, ha definito il post «inaccettabile», ma poi ha provato a chiudere l’incidente, ricordando che quella grafica ignobile è stata rimossa e che ci sono state le scuse da parte dei ragazzi. Finito? No. Perché ieri Graziano Delrio, l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni che appartiene all’area riformista del Pd (ora è senatore), si è fatto sentire.

Quanto accaduto, dice Delrio, «non è un incidente, è un confronto che richiede un approfondimento nel merito. Non bastano le scuse». E ha ancora aggiunto: «I giovani possono anche eccedere con il linguaggio, lo fanno gli anziani, come dimostra il presidente degli Stati Uniti. Non mi scandalizzo di questo. Mi scandalizzo perché vorrei un confronto nel merito. Ci sono stati troppi fraintendimenti dentro una comunità politica». Peraltro, l’incidente in realtà non è neanche chiuso. Lo dice chiaramente Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato.

«La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha frettolosamente dichiarato chiuso il caso dei giovani Democratici di Bergamo, dopo le distratte scuse formulate da questi ultimi» per il post e la scritta. «Ma per l’appunto - aggiunge Malan- si tratta di scuse distratte, tant’è vero che il cartello resta tuttora nel post del 7 ottobre 2025, con il quale hanno pensato bene di celebrare i due anni esatti dai massacri perpetrati da Hamas su 1.400 israeliani, in gran parte loro coetanei». E ancora, spiega Malan, «in quel post, peraltro, campeggia al primo posto la foto di una manifestazione con la scritta: “Bergamo ha scelto da che parte stare”, slogan che, in tutti i cortei, indipendentemente dal nome della città continua con la rima: “Palestina libera dal fiume al mare”».

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DESTRA ALL’ATTACCO

Peraltro, sul “pedigree ideologico” dei giovani dem di Bergamo aveva acceso un faro, qualche giorno fa, anche Giulio Terzi di Sant’Agata, senatore di Fratelli d'Italia: «Questi Giovani Democratici -aveva scritto in una nota dopo la polemica scoppiata sul post incriminato- collaborano anche con l’associazione Amicizia Bergamo Palestina, che ha organizzato il mese scorso, sempre a Bergamo, un presidio per chiedere la liberazione di signori come Mohammed Hannoun, perché “la resistenza non si condanna”».

Insomma, la riprova che il tema di una postura chiara nel Pd sulla questione è ancora aperto e allarga il solco tra l’ala riformista e l’ala più identitaria. D’altronde, la timidezza con cui l’area più vicina alla segretaria Schlein ha affrontato la questione delle piazze pro-Pal costituisce un nervo scoperto. Che ciò coinvolga anche parte del vivaio non è certo rassicurante.