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OPINIONE

Milano-Cortina, un credito di fronte al mondo

di Mario Sechilunedì 23 febbraio 2026
Milano-Cortina, un credito di fronte al mondo

2' di lettura

Si sono aperti con una celebrazione del genio italiano, si chiudono con un trionfo sportivo e organizzativo. I Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina hanno ricordato a noi tutti di cosa siamo capaci quando siamo concentrati sul risultato. Non dovevamo semplicemente organizzare bene i Giochi, dovevamo lasciare al mondo un’emozione, la voglia di scoprire l’Italia. Ci siamo riusciti, perché non ci siamo fatti distrarre dal partito dei peggioristi, dai tentativi di sabotare la manifestazione, con la rissa politica, con la provocazione anti-italiana, soprattutto con l’idiozia.

Sì, ci hanno provato. E hanno fallito. Perché erano privi di idee e con l’odio e il rancore non si va da nessuna parte. La cifra politica dei Giochi è la loro azzeccata misura, la scelta del governo Meloni e di tutte le istituzioni di far parlare lo sport, fare un passo indietro per lanciarsi in avanti, è stata una prova di maturità e di equilibrio. La leggerezza e la gioia sono le note che hanno accompagnato i Giochi, lo stile della vita italiana ha contagiato tutti, a cominciare dai protagonisti delle gare, gli atleti. I Giochi sono un investimento, un moltiplicatore del messaggio che è arrivato forte e chiaro.

Dalla cerimonia d’apertura in una serata magica allo Stadio di San Siro, a quella di chiusura nell’Arena di Verona, la colonna sonora è stata la raffinatezza, la cura, il garbo, la classe.

Abbiamo sentito vibrare le arie dell’Opera lirica - nata in Italia, a Firenze alla fine del XVI secolo, un prodotto della nostra cultura esportato in tutto il mondo - senza cedere a tentazioni nostalgiche, senza cullarsi nel passato, ma con lo sguardo sempre rivolto al futuro, mixando la tradizione e l’innovazione, la musica classica e quella contemporanea, immersi nel presente e in divenire, perché il successo di Milano-Cortina è anche una possibile candidatura per le Olimpiadi del 2040, 80 anni dopo quelle di Roma 1960, nell’Italia del Boom, un’edizione passata alla storia come quella dei «giochi felici». Oggi abbiamo sposato al talento la concretezza, incassando un credito di fronte al mondo per il domani, possiamo provare a spenderlo per sognare ancora.