La “bollinatura” della Ragioneria generale dello Stato è arrivata nel pomeriggio di ieri. Cosa c’entra questo coni fatti di Rogoredo? Semplice: certifica intanto che il contestato (dalla sinistra) “scudo penale” per gli operatori delle Forze dell’ordine, previsto all’articolo 12 del “decreto legge sicurezza” approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 5 febbraio, non era comunque in vigore al momento della vicenda che ha investito il poliziotto Carmelo Cinturrino a Milano. Incassato il semaforo verde tecnico sulle coperture, il testo è poi passato all’attenzione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il via libera definitivo, arrivato nella stessa serata di ieri. Già questo basterebbe a smontare la propaganda messa in piedi nelle ultime ore dai partiti dell’opposizione. Solo per fare un esempio: la segretaria del Pd, Elly Schlein, sull’onda degli sviluppi giudiziari ha chiesto all’esecutivo di ripensarci in merito a un provvedimento «che inserisce una immunità preventiva» per gli agenti. E ieri Giuseppe Conte, numero uno del M5S, ci ha messo il carico: «Se il pm avesse ascoltato Bignami, Meloni e Salvini, non si sarebbe neppure azzardato a fare un accertamento dei fatti».
L’ex premier è il gancio perfetto per smascherare la fake news del centrosinistra sull’omicidio di Milano. Perché Conte attacca il governo come se il provvedimento fosse stato già in vigore. Ma non è l’unica scorrettezza dell’ex presidente del Consiglio. Come ha notato perfino un quotidiano non certo tenero con il centrodestra come Huffington Post - la citazione che segue è testuale- lo «scudo» per Cinturrino sarebbe stato in ogni caso «impossibile. Con o senza, nulla» sarebbe cambiato «per il poliziotto di Rogoredo». La spiegazione migliore l’ha fornita dalle telecamere di Start, su SkyTg24, Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia: «Non è mai stato previsto uno scudo penale, ma si prevede di togliere quell’automatismo che vede una persona che si difende immediatamente indagata, vale per i poliziotti ma per tutti i cittadini». E dunque: un carabiniere, un poliziotto - ma non solo quando agiscono «in presenza di una causa di giustificazione», ad esempio in una situazione di legittima difesa, non saranno più iscritti nel registro degli indagati, ma in un fascicolo separato. Nessuna impunità, tuttavia: sarebbe in ogni caso il magistrato a valutare la sussistenza della causa di giustificazione rispetto all’uso delle armi. Non ci sarebbe più, in pratica, l’iscrizione automatica nel registro negli indagati, ma questo non significherebbe affatto impunità, viste le indagini che il pm dovrebbe comunque svolgere. «Un poliziotto che agisce per fermare un criminale e si difende non deve essere per forza iscritto nel registro degli indagati. Sta sempre all’attività della magistratura stabilire se indagare o non indagare», ha riassunto Filini.
Rogoredo, Elly Schlein vuole cancellare le tutele alle divise
Eccoli qui, quelli che urlano «no alle strumentalizzazioni!» e poi sono primi a farlo. Predicano bene e razz...Peraltro il decreto prevede per il magistrato tempi stretti: massimo 120 giorni per gli accertamenti. Dopodiché deve decidere se archiviare o rinviare a giudizio. «Le indagini ci sono tutte, ma si evita di sottoporre immediatamente una persona, specie se appartenente alle Forze dell’ordine, al peso di un procedimento penale quando potrebbero ricorrere condizioni che ne escludono la punibilità», ha confermato Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia. «Non si copre nessuno, non si crea alcuna corsia preferenziale». Conclusione: anche se fosse stata in vigore questa sorta di “deroga” all’iscrizione del registro degli indagati, Cinturrino non ne avrebbe comunque beneficiato vista la dinamica dei fatti. «Non c’è nessuno scudo, bisogna dire la verità: lo scudo non esiste», ha aggiunto a brutto muso il vicepresidente del Consiglio, e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Eppure a sinistra hanno continuato ad agitare la clava. Ilaria Cucchi, senatore di Avs, ha affermato che «con questi presupposti» - ovvero anche con le norme previste dal nuovo decreto sicurezza - «non ci sarebbe mai stato un processo Cucchi» (il riferimento è alla vicenda processuale per la morte del fratello Stefano per la quale sono stati condannati in via definitiva due carabinieri).




