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Giorgia Meloni: "La guerra in Iran mi preoccupa, mai abbassare la guardia"

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lunedì 2 marzo 2026
Giorgia Meloni: "La guerra in Iran mi preoccupa, mai abbassare la guardia"

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La guerra in Medio Oriente "mi preoccupa" e "sarebbe stupido pensare che quello che accade non ci coinvolge": la premier Giorgia Meloni lo ha detto al Tg5 parlando del contesto internazionale e in particolare dell'attacco mosso da Usa e Israele contro Teheran a partire da sabato 28 febbraio. "Non possiamo permetterci che l'attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio", ha sottolineato la presidente del Consiglio. A suo dire, questa "crisi del diritto internazionale" è "inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina. Quando un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha inevitabilmente attaccato un suo vicino era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos". 

Meloni si è detta preoccupata anche perché "sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga. È la ragione per la quale l'Italia si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano. Particolarmente in un momento nel quale vacilla il diritto internazionale, noi non possiamo permetterci che l'attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche". E ancora: "Quell'accordo è fallito e Stati Uniti e Israele hanno deciso di attaccare senza il coinvolgimento dei partner europei. Attualmente il governo ovviamente è impegnato a dare assistenza alle migliaia di italiani che sono rimaste bloccate particolarmente nei paesi del Golfo. Siamo in contatto con quei Paesi, siamo in contatto con i nostri partner europei. L'obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi, ma penso che nulla possa andare meglio se l'Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei paesi del Golfo che sono totalmente ingiustificati". 

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Sull'allarme terrorismo in Italia, la premier ha spiegato: "Il fenomeno del terrorismo legato al fondamentalismo islamico è un fenomeno molto complesso, perché agisce anche attraverso azioni dei singoli e quindi è un fenomeno sul quale non si può mai abbassare la guardia. È la ragione per la quale il ministro Piantedosi oggi ha convocato il Comitato Nazionale Ordine e Sicurezza, ma tutte le realtà che sono dedicate a questo tema sono mobilitate a partire dalla nostra intelligence". Mentre sul viaggio a Dubai del ministro della Difesa Guido Crosetto, che quindi non era in Italia nelle prime ore dell'attacco contro l'Iran, Meloni ha assicurato: "Guardi, posso dirle che il Ministro Crosetto non ha mai smesso di fare il suo lavoro". 

Cambiando argomento e parlando del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, la presidente del Consiglio ha chiarito il motivo per cui gli italiani dovrebbero andare a votare: "Il tema riguarda gli italiani, tutti, ogni giorno, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno problemi con la giustizia. Perché i giudici decidono su moltissime cose: immigrazione, sicurezza, lavoro, salute, libertà dei cittadini, lavoro. La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali per governare lo stato. E se non funziona purtroppo ricade su di loro". 

A seguire, una stoccata ai sostenitori del No al referendum: "È una riforma necessaria per modernizzare l'Italia, perché è una riforma giusta, tanto giusta che i sostenitori del no hanno bisogno di mentire per essere convincenti. Si dice che con questa riforma noi vogliamo sottomettere la giustizia alla politica, solo che è falso perché la riforma fa esattamente il contrario. Toglie la facoltà al Parlamento e ai partiti di indicare una parte del CSM, cioè dell'Organo di Autogoverno della Magistratura, e toglie la facoltà alle correnti ideologizzate della Magistratura di decidere sull'altra parte dei membri del CSM". Questo meccanismo, ha spiegato, "viene sostituito con un sorteggio tra chi ha i requisiti, ovviamente per ricoprire quell'incarico, che vuol dire liberare quei magistrati dal condizionamento della politica e occuparsi solamente del loro merito. Dopodiché viene detto anche che con la separazione delle carriere l'Italia scivola verso un meccanismo illiberale, solo che la tesi francamente non regge perché separare le carriere tra il magistrato che giudica e quello che accusa vuol dire rafforzare lo stato di diritto. Non a caso è il sistema prevalente in Europa".

Allora, ha proseguito, "o tutti i paesi europei sono illiberali oppure è l'Italia che è rimasta indietro. Così come si dice sull'alta corte disciplinare che noi vogliamo punire i magistrati ma accade per chiunque abbia delle responsabilità che quando sbaglia viene giudicato da un organismo terzo. Io penso che la riforma sia più che giusta".

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