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L'iraniana va ai cortei a dare lezioni ai nostri pacifisti

Purtroppo Leila può sgolarsi per giorni interi ma non riuscirà mai a mettere Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli sulla giusta strada
di Pietro Senaldimartedì 3 marzo 2026
L'iraniana va ai cortei a dare lezioni ai nostri pacifisti

3' di lettura

Sempre nella piazza sbagliata della storia. La grande iraniana Leila può sgolarsi anche per giorni interi, ma non riuscirà mai a mettere la sinistra di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sulla giusta strada. Troppo furore ideologico, troppa strumentalizzazione, troppo gioco al ribasso e disistima di sé, troppi anni di visioni ottuse e conseguenti letture sbagliate impediscono alla nostra intellighenzia rossa di ascoltare il grido del popolo schiavo degli ayatollah.

L’eroina del giorno è una signora che arriva da Teheran e a Firenze ha interrotto una manifestazione di pacifisti nostrani. Attempati benestanti e malpensanti che protestavano contro l’attacco militare di Usa e Israele al regime, nascosti dietro una bandiera arcobaleno.

Un corteo organizzato dai circoli Arci e dall’immancabile Associazione Partigiani. «Dov’eravate, perché siete stati in silenzio quando il regime in due giorni ha ucciso quarantacinquemila persone, ne ha accecate diecimila e incarcerate altre 53mila?» chiede Leila, rispondendo «sono iraniana, ho diritto di dire la mia» a chi cerca di farla stare zitta o di parlarle sopra.

«Eravamo accanto a voi con il Movimento Donne Vita e Libertà», replica ore dopo con un comunicato l’associazione femminista, cercando di giustificarsi ma dimostrando di non capire: «Come eravamo con l’opposizione iraniana massacrata, così oggi siamo contro la guerra illegale di Washington e Gerusalemme, a cui poco importa del popolo iraniano». Non si può essere con le vittime e con l’aguzzino, non si può proclamare la propria solidarietà ai giovani impiccati e poi condannare la mano che punisce chi li ha mandati al patibolo solo perché ci sta antipatica; o peggio, per calcolo politico. Questa è la politica pelosa della sinistra italiana che fa disperare Leila. «Noi abbiamo i figli e i mariti in Iran, non voi: perché siete in piazza, non vi sta bene che il popolo iraniano ha chiesto aiuto?», si dispera la vera attivista anti-regime.

Conoscendo la situazione del suo Paese, proprio non riesce a capire perché alcuni italiani lo vogliano ancora sotto il gioco della dittatura sanguinaria, oppure conosce ormai troppo bene anche la nostra sinistra e non le va giù che utilizzi la tragedia del suo popolo per criticare il governo, Trump, Netanyahu. I popoli devono liberarsi da sé, ha detto ieri Schlein. Ribaltare il regime non va bene perché si vìola il diritto internazionale, è stato il mantra dei progressisti e della loro stampa di riferimento a commento dell’eliminazione di Alì Khamenei e della sua schiera di tagliagole. Fanno la guerra ai liberatori perché non gli interessa la libertà altrui ma gli preme solo colpire il governo di Giorgia Meloni, anche di striscio; e tutto fa brodo e tutto vale, anche passare come uno schiacciasassi sulle aspirazioni di normalità di donne e giovani iraniani. Quanti milioni di morti impiccati mette in conto Elly, perché l’Iran ottenga la libertà dalla tirannide? A cosa serve il diritto internazionale, se ne difendi il concetto sacrale a prescindere dalle sue declinazioni pratiche: è uno strumento per promuovere le democrazie o uno scudo per proteggere le dittature? L’Onu aveva un valore quando a comandare c’erano le potenze democratiche, gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Francia, che si scontravano apertamente in assemblea con la Russia comunista.

Adesso che sono diventate il regno dei Brics, possono ancora le Nazioni Unite stabilire cosa è giusto e cosa no per il mondo? I partigiani che non hanno mai combattuto una dittatura a Firenze sfilavano per la pace degli ayatollah e osteggiavano l’iraniana Leila, che si batte per i partigiani iraniani, eliminati dal regime senza pietà. Quarantacinquemila sono i caduti della Resistenza in due anni. Esattamente quanti ne ha fatti fuori il regime in due giorni. C’è altro da aggiungere?