"Credo che la partita del referendum sia decisiva. E tocca a ciascuno di noi valutarne con serietà i pro e contro, senza usare i rispettivi schieramenti politici come scorciatoia e senza lasciarci distogliere da slogan che poco c'entrano. Dobbiamo assolutamente riportare il dibattito sull'unica domanda che ha senso porsi: la riforma può davvero cambiarci meglio? Può davvero rendere la nostra giustizia più libera e credibile? Solo se riusciremo a interrogarci sul merito, potremo dare una risposta responsabile. Come voterò, io penso sia chiaro. Quale sara' l'idea prevalente nel paese lo vedremo tra pochi giorni. Di una cosa, pero', sono certa: se dovesse vincere il si', non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, ne' di una vittoria postuma di mio padre. Io penso semplicemente che sarà una grande vittoria degli italiani". Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, lo scrive in una lettera a Repubblica oggi in edicola.
"La giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiere identitaria da sventolare contro l'avversario politico. Sembra, invece, che buona parte del dibattito ruoti attorno a una sola domanda, tanto semplice quanto fuorviante: e cioe' se vogliamo una giustizia 'di destra' o 'di sinistra'. Cosi' il confronto finisce per irrigidirsi in contrapposizioni polarizzate, che impediscono di valutare in modo obiettivo il merito della riforma. Il rischio - prosegue - e' quello di votare piu' con la pancia che con la testa, perdendo di vista cio' che conta davvero: i valori dell'equita' davanti alla legge e del giusto equilibrio tra i poteri, la credibilita' delle istituzioni e la qualita' della nostra stessa democrazia. Personalita' molto autorevoli hanno correttamente invitato nella misura alla misura e alla responsabilita'. Piu' modestamente, io invocherei un po' di sano buon senso, per non lasciarci condizionare dal frastuono di un derby tra tifoserie".




