La bomba esplode alle 20. Dopo una giornata frenetica, passata a gestire i contraccolpi della sconfitta al referendum, arriva il comunicato di palazzo Chigi. Giorgia Meloni dice di «apprezzare» le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e si augura che «anche Santanchè condivida la linea». Una mossa che si inserisce in una strategia, che la premier decide di adottare per raccogliere i cocci della batosta referendaria. Da qui la nuova linea: via tutti i membri del governo che hanno situazioni giudiziarie imbarazzanti. È una sfiducia plateale quella della premier ostenta verso il ministro del Turismo. E che arriva al termine di una giornata estenuante, segnata dalle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e del capo di gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi. Un terremoto politico che, a un certo punto, rischia di coinvolgere anche il guardasigilli Carlo Nordio. Al punto che, dopo che sono circolate con insistenza alcune indiscrezioni che davano per imminenti pure le dimissioni di Nordio, via Arenula è intervenuta con un comunicato per bollare la notizia come «destituita di ogni fondamento».
Ma il caso più scottante è quello del ministro del Turismo, da tempo al centro di accuse incrociate per il crac della sua società Visibilia, per cui risulta rinviata a giudizio. Difficile che Daniela Santanchè, dopo la sfiducia di Meloni, possa rimanere al suo posto. Questione di ore, dunque. Anche perché l’esito del referendum ha contribuito ad aggravare la sua posizione. Tant’è che il Pd, dopo aver passato la giornata a chiedere con insistenza le sue dimissioni, in serata annuncia la presentazione di una mozione di sfiducia. I guai giudiziari della senatrice di Fratelli d’Italia ruotano attorno al gruppo editoriale Visibilia, società di cui è stata amministratrice, prima del fallimento. Le inchieste che la riguardano sono due. Il primo filone è relativo alle presunte irregolarità contabili avvenute in più anni dal 2014, che hanno portato al rinvio a giudizio con l’accusa di falso bilancio. In seguito alle segnalazioni della Consob da cui sono partiti gli accertamenti, la Procura di Milano le contesta di aver truccato i conti per mascherare le perdite del gruppo editoriale. Il caso è già a processo - l’ultima udienza si è tenuta il 26 febbraio - e vede imputate altre 15 persone, tra cui il compagno del ministro, Dimitri Kunz.
Procure agitate, ora Mattarella riporti la calma
Che cosa è successo nel voto del referendum? Provo a riassumere lo scenario, quali saranno le prossime scelte dei...Il secondo filone riguarda l’accusa di truffa aggravata ai danni dell’Inps ai tempi della pandemia. La Santanchè, secondo i pm, avrebbe chiesto e ottenuto tra il 2020 e il2021 la cassa integrazione Covid per i dipendenti che in realtà continuavano a lavorare. Il procedimento, dove compare ancora il coinvolgimento del suo compagno Kunz, è al momento congelato all’udienza preliminare. La gup di Milano Tiziana Gueli ha infatti rinviato al prossimo 14 ottobre l’udienza in attesa della decisione della Consulta sul conflitto di attribuzione del processo sollevato dal Senato. La decisione sul vaglio di ammissibilità richiede circa sei mesi prima dell’eventuale udienza di discussione. Insomma: anche la data fissata per il prossimo autunno potrebbe rivelarsi interlocutoria. Ma c’è dell’altro. Perché la senatrice ed ormai ex ministro è anche indagata per due ipotesi di bancarotta. La prima è legata al crack di Ki Group srl, di cui è stata presidente e legale rappresentante dall’aprile 2019 fino al dicembre del 2021. La seconda accusa, recentissima, interessa invece Bioera, la spa del gruppo del biofood fallita alla fine del 2024 e di cui è stata presidente fino al 2021. L’iscrizione nel registro degli indagati del ministro, resa nota un mese fa, assieme all’ex compagno Canio Giovanni Mazzaro, nasce dal deposito, nei mesi scorsi, della relazione del liquidatore di Bioera, fallita a fine 2024. Relazione secondo cui la società avrebbe un patrimonio netto negativo (cioè un “buco”) stimato in 8 milioni di euro. Le grane giudiziarie di Santanchè però non finiscono qui. Perché c’è un altro fallimento: quello dichiarato il 5 giugno 2025 di un’altra delle società del gruppo, la Ki Group Holding spa. Si attende il deposito della relazione del liquidatore e poi i tre casi saranno riuniti in un unico fascicolo, con più indagati e imputazioni, in vista dell’avviso di chiusura indagini. Le ipotesi su cui lavora la procura sono il falso in bilancio e la bancarotta fraudolenta per operazioni dolose.




