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La Generazione Gaza minaccia di morte il Pd

di Pietro Senaldisabato 4 aprile 2026
La Generazione Gaza minaccia di morte il Pd

4' di lettura

«Lepore sotto il cemento. Fuoco al museo», con la A cerchiata degli anarchici come firma. «Lepore M..., Pd sionista», sottoscritto dal triangolo rovesciato, simbolo della resistenza palestinese. Minacce di morte da sinistra al sindaco rosso di Bologna: per chi viene da fuori è impossibile capire, invece è la naturale evoluzione degli eventi. Nel capoluogo emiliano, dove via Stalingrado è una delle arterie principali, l’ammonimento di Pietro Nenni, per cui «c’è sempre qualcuno più puro che ti epura è realtà quotidiana».

La cronaca racconta che qualche tempo fa, nella popolare zona Fiera, la scuola media Fabio Besta necessitava complessi lavori di ristrutturazione che ne evitassero la decomposizione. L’intervento avrebbe comportato anche il taglio di alcuni alberi. Apriti cielo, partì una durissima contestazione, capitanata anche da Alleanza Verdi e Sinistra, che siede in maggioranza in Comune. Il sindaco cedette e non se ne fece nulla, ma la resa ebbe un effetto contro-pedagogico: insegnò al mondo estremista, che a Bologna è un esercito, che chi alza la voce vince. È così che ora che Lepore, nel quartiere altrettanto popolare del Pilastro, sta costruendo al centro di una delle poche aree verdi rimaste in città il Parco dei Bambini, che non è un giardino bensì un edificio, gli estremisti rosso-verdi rispondono inscenando una nuova rivolta, con tanto di minacce di tirargli il collo.

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Lui assicura: tiro dritto; ma la storia legittima il dubbio. Ed è a questo punto che la vicenda locale assume una dimensione nazionale, essendo specchio di due problemi. Il primo è quello di ogni sindaco del Pd, che per quanto rosso non passerà mai l’esame del sangue delle frange estreme della sua maggioranza. È anche per questo che il primo cittadino di Torino, Stefano Lo Russo, dopo averlo chiuso perché violava la legge, sta cercando di riaprire il centro sociale di Askatasuna, malgrado le violenze di cui i suoi militanti si sono resi protagonisti nel corte del 31 gennaio scorso. Lepore, come i suoi colleghi, è ostaggio dell’elettorato estremo che ha coccolato e che lo ha sostenuto.

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Teme che alle prossime Comunali gli spunti un candidato a sinistra che lo costringa al ballottaggio e perciò la sua amministrazione bascula tra un tentativo di razionalità e la necessità di assecondare l’ottusità ideologica di buona parte di suoi sostenitori. Se flirti con i pro-Pal violenti, gli antisemiti, i centri sociali, quelli che vanno in piazza e si menano con i poliziotti, prima o poi devi anche farci i conti. Il secondo punto riguarda direttamente il Pd, che ha come guida EllySchlein, che viene da Bologna ed era vicepresidente dell’Emilia Romagna, ma non in quota dem, visto che ai tempi non aveva neppure la tessera del partito, ma proprio in rappresentanza della frangia estrema dell’elettorato, quale rappresentante della lista civica Coraggiosa.

Che fa il campo largo nazionale, dove a menare le danze sono appunto la segretaria Pd, l’accoppiata Fratoianni-Bonelli e il poliedrico Giuseppe Conte? Quel che sta avvenendo in riva al Reno può dare una risposta anche a questa domanda. Avs in città, proprio sul Parco dei Bimbi, ha minacciato di lasciare la maggioranza. Una questione di coerenza: noi siamo ambientalisti e il sindaco cementifica a più non posso una città urbanisticamente satura, dove il verde è oggettivamente ridotto a fazzoletti e gli ultimi alberi sono stati tagliati per lasciare spazio al progetto del tram, che affetta il centro come una lama. Ma la rivolta è stata sconfessata dai capi. In nome della tenuta del campo largo nazionale, Bonelli ha fatto nel 2025 un pieno di tessere, che in tanti giudicano sospette, per mettere ai margini i ribelli, o meglio i coerenti. La storia vede sul banco degli imputati due persone.

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La prima è Emily Clancy, la vicesindaca di Bologna, in forza a Coalizione Civica, la donna che era presente nel commando estremista che diede l’assalto al corteo di CasaPound, autorizzato dalle autorità, e si scontrò con la polizia. Il suo compito era fungere da cinghia di trasmissione tra la sinistra dem istituzionale e l’universo rosso fuoco e in odore di ambienti anarchici che sta minacciando di morte Lepore. I fatti dicono che la missione pacificatoria è fallita. La seconda persona è Lepore, accusato da sinistra di essere il terminale di un centro di potere; meglio, di un sistema di affari con targa politica Pd. E capirai, che c’è di nuovo a Bologna, si dirà? C’è che gli estremisti e i pro-Pal, gli antisemiti e i centri sociali, gli anarchici e i picchiatori, troppo coccolati, non ci stanno più e danno battaglia. Il capoluogo emiliano è così la fotografia perfetta di cosa accadrà nel campo largo, che va da Silvia a Ilaria Salis. A proposito, risulta che alcuni dei precedenti sgradevoli con la giustizia che ha in curriculum l’assistente dell’europarlamentare che venerdì sera si era appoggiato nella stanza dell’onorevole alla vigilia del corteo romano anti-Trump, siano collocati proprio a Bologna. Per dire come tutto si lega...