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Fatto Quotidiano, Carlo Fidanza smaschera il "taglia e cuci": l'ultimo tarocco

di Francesco Storacevenerdì 10 aprile 2026
Fatto Quotidiano, Carlo Fidanza smaschera il "taglia e cuci": l'ultimo tarocco

3' di lettura

Deontologia scansati. Ma che cosa direbbe il lettore di Libero se gli scodellassimo come fatta ieri un’intervista a Tizio o Caio realizzata nel 2023? Come minimo smetterebbe di acquistare il giornale, perché a nessuno piace essere preso in giro. Eppure accade. Si fa di tutto per mettere nel mirino il nemico politico: in questo caso - ancora una volta- Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo. Vogliono additarlo alla pubblica opinione come frequentatore di mafiosi, anzi uno solo, e per di più diventato persino pentito. Ora, dovrebbe essere noto a chi ci segue che non sono esattamente un nemico di Report, e mi piace anche leggere Marco Travaglio. Non mi piacciono le loro idee, ma esistono. E non si può pensare di farne a meno. Il problema è quando si spacciano per notizie falsità totali. Che nessuno può gabellare per vere.

Ieri mattina mi sono messo a leggere i giornali e ovviamente Il Fatto Quotidiano, che “intervistava” Carlo Fidanza con tanto di richiamo in prima pagina. Col titolo allusivo. «Mi aiutò nella campagna elettorale, ma non sapevo fosse l’uomo dei Senese». Ovvero, il clan che da anni impazza nel nome della camorra. Poi, il primo sospetto. L’autore è Giorgio Mottola, che viene appunto indicato proprio come «inviato di Report, Rai». Inconsueto, diciamo. Forse Travaglio ha capito la sola? E già, perché Carlo Fidanza non ha affatto parlato con il Fatto. Di più, con Mottola ci ha parlato ma nel 2023 durante la festa di Atreju, durante la quale si intrattenne col cronista di Ranucci per sette minuti e nel 2024 l’intervista andò in onda col solito taglio e cucito. Qual era l’aiuto che Gioacchino Amico aveva dato a Fidanza in campagna elettorale anno prima, senza che l’eurodeputato ovviamente ne conoscesse la controversa personalità? Un aperitivo in un comune del milanese alla presenza di ben otto-nove elettori.

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Una cosca perdente, potremmo dire. Mica finisce qui. Giorgio Mottola - lungo la strada della bufala che vuole propinare sui legami tra FdI e i mafiosi- si mette a cercare non sui verbali che gli vengono offerti con grande generosità da molti investigatori, bensì sulle bobine delle proprie interviste. Ritrova quella realizzata tre anni fa ad Atreju su un singolo episodio di sette anni fa, e ripropone - ancora con un’enorme fatica di taglio e cucito - l’intervista a Fidanza proprio al Fatto. Che si sarà fidato, anche se fino ad un certo punto perché sennò non si spiega quella firma insolitamente accompagnata... Non avranno neppure chiesto a Giorgio Mottola se Fidanza l’avesse sentito il giorno prima, o la settimana prima, o il mese prima o almeno l’anno prima. No, se la sono bevuta con quella piccola avvertenza, quasi a dire «è roba sua, mica nostra».

E così Fidanza e’ apparso oggi - quando il personaggio in questione, Gioacchino Amico, è diventato praticamente una celebrità- quasi come un complice della malavita reclutata chissà dove e come. Ovviamente, a farsi sentire dovrebbe essere l’ordine dei giornalisti, che dovrebbe garantire per mestiere anzitutto i lettori. Non accadrà sicuramente, e tutto il “virgolettato” attribuito ora all’eurodeputato va bevuto senza nemmeno fermarsi a respirare un po’. Se questo è giornalismo leale e corretto lo dovrà valutare il lettore. Resta da raccontare solo l’amarezza del capo delegazione di FdI a Strasburgo, appunto Fidanza: «Il Fatto Quotidiano pubblica una mia vecchia intervista a Giorgio Mottola in cui commentavo le vicende legate a Gioacchino Amico, rilanciate alcuni giorni fa dalla redazione di Report con tanto di vergognoso utilizzo di un selfie di Amico con Giorgia Meloni».

Si parla del suo incontro con il soggetto malavitoso omettendo un dettaglio che pure Fidanza aveva svelato a Mottola proprio in quell’intervista ormai da reperto storico. «Gioacchino Amico mi si era presentato come referente del movimento Grande Nord, all’epoca non era indagato per fatti di mafia e non aveva mai ottenuto ruoli o favori da me né da FdI. Evidentemente pensano che questa manipolazione possa servire per confermare i loro assurdi teoremi su inesistenti contiguità con le mafie. Lascio a voi - e magari anche all’Ordine dei Giornalisti - giudicare correttezza e credibilità della «“redazione unica di Report e del Fatto Quotidiano”».

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