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Fisco, Europa e crescita: Forza Italia riparta dall'agenda liberale

I giornali parlano di colloqui fra la famiglia Berlusconi e i vertici, persino di improbabili alleanze future diverse da quelle attuali. Molto più interessante è però il dibattito delle idee
di Corrado Ocone lunedì 13 aprile 2026

3' di lettura

Cosa succede in Forza Italia? I giornali parlano di ruoli che cambiano, di colloqui fra la famiglia Berlusconi e i vertici del partito, persino di improbabili alleanze future diverse da quelle attuali. Molto più interessante è però il dibattito delle idee che sembra si sia aperto nel partito e che si interseca con il più ampio, e non sempre disinteressato, dibattito italiano sulle sorti e possibilità di un partito tendenzialmente di centro, moderato, liberale. Bisogna partire da qui per rendere proficua la discussione.

Cosa dovrebbe fare oggi in Italia una forza liberale? È questa la domanda da porsi, non riducendo la questione, come fanno molti media, alla presunta richiesta da parte dei Berlusconi di una maggiore apertura ai diritti civili. Con l’auspicio sottinteso che un partito voluto dal suo fondatore come alternativo alla sinistra diventi presto alleato del Pd. Non è a questo che si può ridurre l’identità liberale. Lo spettro dei temi di una “agenda liberale” dovrebbe essere ben più ampio ed è nel suo spazio che si può delineare il possibile campo di azione futuro non solo di Forza Italia, ma dell’intera maggioranza e del governo. A ben vedere, per un liberale le cose da fare sono davvero tante. Proviamo ad elencare le maggiori.

Una forza liberale, si dice, non può non essere europeista. Nulla quaestio, ma occorrerebbe specificare in che senso. Il riferimento è l’Europa che ha preso corpo dopo Maastricht o l’Europa che avevano provato senza successo a delineare negli anni Ottanta un liberale “di sinistra” come Dahrendorf e una liberale “di destra” come Thatcher? Era difficile prevedere che la prima Europa avrebbe portato al declino e irrilevanza del continente, proprio perché fondata su due elementi antitetici al liberalismo come il dirigismo standardizzante e l’iper-regolamentazione delle attività umane e della stessa vita individuale?

Detto altrimenti, l’Europa dei liberali non può essere né quella del New Green Deal, che ha portato al suicidio delle nostre industrie senza sortire effetti rilevanti sull’inquinamento globale, né quella dei regolamenti capziosi che scoraggiano le attività imprenditoriali e soprattutto le imprese impegnate sulle più avanzate frontiere dell’innovazione che sono sempre più la forza trainante dell’economia e della politica globali. Da questo punto di vista, anche la destra al governo in Italia si è mossa finora con poco coraggio, non agendo come pure si sarebbe potuto e si doveva sulla semplificazione normativa e sulla promozione del libero mercato e lo smantellamento delle rendite di posizione corporative. Qui si inserisce anche il discorso sul fisco, che continua a tarpare le ali al nostro Paese, sia dal lato delle capacità di investimento delle aziende sia da quello dei consumi delle famiglie.

La stabilità è uno straordinario obiettivo raggiunto dall’Italia grazie a questo governo, una condizione necessaria ma non sufficiente: ora bisogna liberare le energie sopite e programmare una crescita futura. Chi se non i liberali possono mettere in campo le idee giuste a tele scopo? Quanto ai diritti civili, essi ben vengano ma non pretendano di assumere il monopolio culturale impedendo il libero dibattito e censurando le posizioni di chi ha idee diverse.

Assumerli nella versione woke è assolutamente illiberale. Qui si inserisce la battaglia sulfreee speech, anch’essa tipicamente liberale. Da una forza liberale ci si aspetta una ferma difesa di questo valore, sempre più insediato dai poteri forti ma anche da una mentalità censoria spesso trionfante nel dibattito pubblico. L’elenco potrebbe continuare ancora. Basti qui dire che è su questi punti prima che su nomi e alleanze che dovrebbe costruirsi oggi una forte identità liberale.

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