Libero logo

Anche per Sant'Agostino si può combattere in una "guerra giusta"

I primi cristiani non erano antimilitaristi e si difendevano dagli aggressori. L'uso delle armi ammesso come extrema ratio quando la diplomazia falliva, come nel caso iraniano, purché a scopo di pace e per ottenere la giustizia
di Antonio Soccimercoledì 15 aprile 2026
Anche per Sant'Agostino si può combattere in una "guerra giusta"

4' di lettura

Per mettere fine agli scontri verbali, si può suggerire all’amministrazione Trump e alla Santa Sede di fare una riflessione rispettosa e approfondita su certe pagine di sant’Agostino relative alla guerra. Potrebbe portare a un accordo o almeno a un avvici namento.

Del resto in queste ore Leone XIV è in Algeria dove è andato proprio sulle orme del suo sant’Agostino (lui è un religioso agostiniano ed è stato Superiore generale del suo ordine).
L’attuale Algeria, nel IV secolo, era una provincia dell’impero romano, era una terra cristiana (oggi è islamica) e lì nacque il santo nel 354. Sempre lì poi morì nel 430.

Proprio negli scritti di questo grande Padre della Chiesa, si può trovare la risposta alla domanda che Trump ha posto al Papa: il presidente americano ha chiesto a Leone XIV se bisogna accettare senza far nulla che il regime iraniano si doti dell’arma nucleare oppure se occorre impedirlo trattandosi di un pericolo per tutti.

LA MINACCIA IRANIANA

Quella domanda resta in sospeso e attende una risposta. In essa è racchiuso anche il motivo dell’intervento americano. Infatti è superficiale ed errata la lettura degli eventi fatta dai media. La guerra non è iniziata il 28 febbraio scorso per iniziativa di Trump. La guerra in Iran c’era già.

Fin dalla sua nascita il regime khomeinista ha dichiarato guerra al popolo persiano e alla sua identità e ha preteso di esportare la rivoluzione, indicando Stati Uniti e Israele come il Male. Annidi conflitti.
Oggi l’Iran è in guerra contro gli iraniani (basti ricordare i massacri che ha fatto in gennaio), è in guerra con i popoli colpiti dal terrorismo che Teheran sostiene, poi con gli Stati vicini che ha bombardato e con coloro che vorrebbe e potrebbe colpire con l’atomica (non solo Israele che minaccia di distruzione, ma anche i vicini Paesi arabi). In sostanza gli Usa sono intervenuti per fermare l’Iran in guerra (impedendogli di avere l’arma nucleare) e per pacificare quella regione. Con la trattativa e con la forza se la diplomazia non porta a niente.

MILITARI E CRISTIANI

Cosa insegna S. Agostino per questo caso? La sua lettera n. 189 fu scritta verso il 417 al generale Bonifacio. Camillo Langone la ricorda perché qui Agostino «incoraggiò un generale romano impegnato nella guerra contro i barbari» e gli mostrò come si può essere militari e cristiani. Tuttavia c’è anche una riflessione preziosa per noi oggi. Agostino infatti spiega se, quando e a quali condizioni è accettabile l’uso della forza militare.

Scrive: «La pace deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità, affinché Dio ci liberi dalla necessità e ci conservi nella pace! Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra» (questo sembra essere l’atteggiamento dell’Iran durante le trattative odierne) «ma si fa la guerra per ottenere la pace!». E questa sembra la motivazione dell’intervento di Usa e Israele.

Poi Agostino prosegue: «Anche facendo la guerra sii dunque ispirato alla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi. “Beati i pacificatori” – dice il Signore - “perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). Ora se la pace umana è tanto dolce a causa della salvezza temporale dei mortali, quanto più dolce è la pace divina, a causa dell’eterna salvezza degli Angeli! Sia pertanto la necessità e non la volontà il motivo per togliere di mezzo il nemico che combatte. Allo stesso modo che si usa la violenza con chi si ribella e resiste, così deve usarsi misericordia con chi è ormai vinto o prigioniero, soprattutto se non c’è da temere, nei suoi riguardi, che turbi la pace». Dunque la guerra è ammissibile come extrema ratio, per difendere la pace pubblica, reprimere l’ingiustizia o proteggere i cittadini dalle violenze.

Agostino insegna che la guerra non è mai un bene in sé, ma può essere un male necessario per restaurare un ordine di pace violato. Si può fare la guerra per costruire la pace, per pacificare. Questa pagina sembra suggerire la risposta alla domanda di Trump di fronte alla possibilità che il regime iraniano raggiunga in breve l’arma nucleare e che continui a massacrare il suo popolo e a colpire altri stati con il terrorismo e con l’artiglieria.

IL DIRITTO UMANITARIO

Poi, ovviamente, è necessario valutare “come” fare la guerra, cioè cercando di salvaguardare più possibile la popolazione civile, ma il fatto stesso che il popolo iraniano, in gran parte, senta l’intervento americano e israeliano come una possibile liberazione è significativo. Ovviamente non sarebbe ammissibile una guerra scriteriata o di sterminio, che provoca un male maggiore.
Ma un intervento per disarmare un regime aggressore, violento e minaccioso sembra rientrare nel quadro disegnato da S. Agostino. Che poi fu sviluppato da san Tommaso d’Aquino il quale definì la dottrina della guerra giusta.

Noi non viviamo in un mondo idilliaco dove non c’è mai bisogno dell’uso della forza. La Chiesa ha sempre saputo che – a causa del peccato originale – nel mondo c’è il male e che esso va combattuto dagli uomini anche con mezzi umani. Gli Stati hanno questo scopo.

www.antoniosocci.com