Libero logo

I compagni schedano tutti i giovani di destra

di Daniele Dell'Orcodomenica 26 aprile 2026
I compagni schedano tutti i giovani di destra

3' di lettura

Altro che 25 aprile, altro che memoria condivisa. Doveva essere un momento di riflessione, è stato trasformato in una ennesima Inquisizione rossa. Venerdì al Teatro Aurora Scandicci è andata in scena la caricatura militante della Liberazione: durante l’assemblea dell’istituto Machiavelli-Capponi sono state proiettate foto, nomi, riferimenti di militanti, attivisti, sezioni politiche della destra fiorentina. Tutto esposto davanti alla platea. Altro che dibattito e confronto sui fatti storici, ma solo una sequenza ben precisa: identificazione, indicazione, messa alla gogna. Una lista. Vera, e nera. Con tanto di indicazioni sulle sedi di Fratelli d’Italia e di Casaggì in città.

Non solo. Sono state mostrate anche le immagini di ragazzi di Azione Studentesca, il movimento giovanile di Fdi attivo nelle scuole superiori. E, tra loro, anche alcuni dei giovani coinvolti nella famigerata rissa del liceo Michelangiolo del febbraio del 2023, quando, provocati e attaccati per un volantinaggio, i militanti di destra vennero alle mani con componenti dei collettivi e adulti dei centri sociali venuti a dare manforte. Dopo quella rissa si scatenò il solito piagnisteo sul pericolo del ritorno del fascismo, con urla in Parlamento e cortei in tutta Italia. Solo che dopo essere stati perseguitati per anni, quei ragazzi sono stati anche prosciolti in tribunale. Appena un paio di giorni prima di finire sul tendone del Teatro Aurora, additati come bersagli, da chi, evidentemente, non considera affatto chiusa quella vicenda.
Tutto questo sinistro impianto scenografico è opera di una sigla “Firenze antifascista”, espressione dell’area dei centri sociali e legata al Cpa Firenze Sud, realtà di occupazione che da anni gravita nell’orbita dell’antagonismo più duro.


Non studenti, non docenti, ma antagonisti abituati a ben altri contesti. Il risultato, peraltro durante l’orario didattico, è un linguaggio che abbandona qualsiasi registro educativo per scivolare in quello militante, aggressivo, violento e terrorista. La tensione, non a caso, è trascesa ben presto dai binari dell’assemblea. Un ragazzo vicino ad Azione Studentesca è stato individuato, accerchiato e minacciato. Un modus operandi tipico dei detentori rossi del primato del pensiero: nessun confronto, nessuna discussione, solo pressione fisica, intimidazione, isolamento. Quando va bene. Insomma, dentro le scuole, durante un’iniziativa organizzata da un istituto pubblico, ai figli di papà che giocano a fare i ribelli antisistema tutto è permesso. «Apprendiamo con sconcerto che l’assemblea si è trasformata in una lista di proscrizione, con l’esposizione pubblica delle foto e degli identificativi dei militanti della destra fiorentina» attaccano gli esponenti fiorentini di Fratelli d’Italia Francesco Torselli, Francesco Michelotti, Jacopo Cellai, Claudio Gemelli, Alessandro Draghi, Simone Sollazzo. «Un evento che avrebbe dovuto riguardare il 25 aprile non ha minimamente affrontato il tema storico, ma si è concentrato esclusivamente su sedi, iniziative e attivisti della destra cittadina».


E sempre da FdI, gli onorevoli Alessandro Amorese e Francesco Michelotti hanno depositato un’interrogazione parlamentare in cui denunciano un «pericoloso innalzamento del clima di tensione attorno agli appartenenti a movimenti giovanili di destra» e chiamano in causa la dirigenza scolastica, rea di aver permesso la trasformazione dell’assemblea in un luogo di propaganda ideologica radicale o istigazione all'odio politico. Il punto è proprio questo. Il terrore antifa penetra ancora una volta tra i banchi, portando in dote il proprio metodo: nemico da indicare, spazio da occupare, voce da zittire.
Per questo la vicenda di Scandicci non può rimanere derubricata ad episodio locale, perché si inserisce in un clima già acceso, nelle scuole fiorentine ma non solo, fatto di tensioni, scontri e polarizzazione estrema. La faccenda rimette al centro allora un nodo preciso: il confine che la sinistra sta facendo saltare del tutto, quello tra partecipazione e propaganda, tra dibattito e anticamera della violenza politica.