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Per i giornali di sinistra gli ebrei sono estremisti che vanno in giro armati a colpire i nemici d’Israele

di Tommaso Montesanosabato 2 maggio 2026
Per i giornali di sinistra gli ebrei sono estremisti che vanno in giro armati a colpire i nemici d’Israele

3' di lettura

Occhio alle parole: «Persone radicalizzate»; l’«ala estremista» della Capitale; «sentinelle ebraiche che spadroneggiano»; «nuclei paramilitari»; «degenerazione squadristica». In stato di fermo c’è Eitan Bondì, ma sotto accusa c’è l’intera comunità ebraica della Capitale. L’indice è puntato su tutti, non solo sul 21enne che ha ammesso le sue responsabilità per il ferimento, il 25 aprile, di due attivisti dell’Anpi.

Come tra i partiti politici (di sinistra), anche tra i giornali (quelli più vicini alla sinistra) è partita la campagna per criminalizzare la realtà ebraica romana. Altro che «cane sciolto», come pure trapela finora dagli investigatori, Bondì è solo la punta dell’iceberg. Gad Lerner, ad esempio, è sicurissimo.

Due giorni fa, il giornalista ha fatto la sua diagnosi: «Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che in nome dell’autodifesa minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele». Lerner li chiama «nuclei paramilitari» che andrebbero sciolti. E ieri sul manifesto il giornalista ha sviscerato il tema con un intervento nel quale definisce la cornice entro cui opererebbero le “squadre”: l’ideologia della «destra israeliana» riconducibile al Likud e a Benjamin Netanyahu: quella del «soli contro tutti», dell’antisemitismo «eterno che prescinderebbe dai crimini perpetrati da Israele e dunque lo assumerebbe a modello di una brutalità necessaria».

LA SIMBOLOGIA

Per il quotidiano comunista, a differenza di quanto accertato finora, non si è trattato del «gesto di un folle». «Non è una novità, infatti», scrive il manifesto in un articolo dal titolo «L’estremismo dei giovani romani tra leader discussi e chat radicali», «la presenza nella comunità ebraica romana di piccoli nuclei che interpretano la loro militanza come una difesa a oltranza di Israele». Militanti che si sarebbero radicalizzati «on line. Su Telegram e Signal ci sono diverse chat sioniste di destra in cui la violenza verbale è la norma».

Su Repubblica, a proposito di Bondì è usato il termine «cecchino». Sostantivo, però, che definisce chi spara ripetutamente per contratto e/o lavoro (su commissione). Sia negli eserciti regolari, sia nelle milizie paramilitari. Soprattutto, spara proiettili. Non pallini di plastica, il cui uso peraltro in un caso analogo (a Rovigo, nei confronti di una docente) non è valso l’incriminazione di un gruppo di studenti bensì l’archiviazione. Anche Repubblica cede alla tentazione delle «persone radicalizzate», un gruppo, per una «chiamata di correità» che investe l’intera comunità ebraica capitolina. In cronaca di Roma, un articolo associa Bondì - oggi atteso dall’interrogatorio di convalida del fermo - alla «cosiddetta “Brigata ebraica Vitali”, gruppo d’azione che si richiama alla figura di Dario Vitali, militare di religione ebraica fedele al fascismo». Organizzazione il cui logo evoca, per Repubblica, la «simbologia della X Mas e degli Arditi»: «Un teschio con una rosa tra i denti». Motivo dell’associazione (tutta da verificare da parte degli investigatori): il 21enne sarebbe cresciuto «proprio in quell’area». Ovvero i quartieri dove si sarebbero concentrate le azioni della “brigata”: Garbatella, Marconi, Monteverde, Ostiense.

IL BERSAGLIO POLITICO

Il Fatto Quotidiano invece di «squadre» scrive di «sentinelle», ma il senso non cambia. A Roma la situazione sarebbe fuori controllo a causa delle «iniziative riconducibili a un nutrito gruppo di persone che a Roma storicamente agisce quasi da “sentinella” (appunto, ndr) a difesa della Comunità». Ecco l’identikit di queste forze di intervento rapido: «Sono ambulanti, urtisti, commercianti, tassisti e anche ragazzi delle scuole ebraiche e universitari. Qualche ultrà dell’Olimpico, più romanisti che laziali.

Polizia e Carabinieri sembrano conoscerli uno per uno». Totale: un centinaio di persone. Il fatto che esista questa “manovalanza” starebbe provocando uno scontro all’interno della Comunità ebraica romana. Eccolo, il bersaglio grosso: i vertici attuali - «il capo, Victor Fadlun», e il «suo ispiratore Riccardo Pacifici»- accusati di cattiva gestione, incapaci di non riuscire a controllare la «fetta muscolare» della Comunità.

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