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Sciopero dei libri di testo per protesta contro Valditara 

A Bologna i docenti degli istituti tecnici contestano la riforma del ministro L’anno prossimo niente volumi tradizionali, solo dispense. Delirio ideologico
di Francesco Storacemartedì 2 giugno 2026
Giuseppe Valditara

Giuseppe Valditara

2' di lettura

Lo famo strano. A Bologna, dove ormai la fantasia degli oppositori del governo supera ogni confine, ora tocca agli istituti tecnici supportare le ventate ideologiche. A parole contro la riforma Valditara sugli istituti, nei fatti contro studenti e famiglie, si studierà non più su libri di testo ma su manuali alternativi. Il che non è esattamente una novità, visto che si può fare dagli anni settanta. Ma è la prima agitazione che nei fatti non servirà a infastidire le politiche ministeriali. Contenti loro...

Ogni tanto capita di sbagliare bersaglio e questo è il caso di specie. La protesta vede in prima fila alcuni insegnanti bolognesi (soprattutto e appunto in istituti tecnici) che annunciano di rinunciare ai libri di testo tradizionali per il prossimo anno scolastico 2026/27. Al loro posto useranno materiali alternatimente vicini a certi sindacati o collettivi) che una iniziativa generalizzata. E comunque non è il ministro che decide i libri: la loro adozione è autonomia scolastica (Collegio docenti). Valditara dà le linee guida e i tetti di spesa, ma non impone manuali specifici. Se le scuole scelgono alternative valide, è tutto regolare. Gli effetti pratici della protesta si riverseranno sulle famiglie: gli studenti potrebbero avere dispense invece di un libro unico (più scomodo per alcuni, più economico per altri). Ma non blocca niente al ministero.

Nel passato proteste simili (scioperi, cortei contro la riforma tecnici a maggio) hanno avuto adesioni variabili e poca presa nazionale. Valditara le ha spesso liquidate come “politiche” o minoritarie. In estrema sintesi è una protesta di nicchia, più per far rumore che per ottenere un vero impatto sul ministero. Probabilmente siamo di fronte al solito e classico copione della protesta di una parte della sinistra sindacale e docente.

Il bersaglio resta tutto ciò che sa di “merito”, tradizione o legame con imprese: la riforma dei tecnici viene letta come “classista” o “azienda-centrica”, le indicazioni come “nazionaliste” o “ideologiche di destra”. Stessa cosa per i programmi di storia, italiano, ecc. E si tenta di giocare la carta Bologna come epicentro: città rossa per eccellenza, con una rete storica di collettivi, sindacati e dirigenza scolastica sensibile a queste battaglie. È così che ci si ripete da decenni: ogni volta che un ministro di centrodestra (accadde con Gelmini, ora con Valditara) prova a cambiare qualcosa verso più rigore, selezione o praticità, scatta il fronte del “no” con accuse di autoritarismo, tagli, o ritorno al passato.

Nei corridoi del ministero, comunque, si fa capire che si va avanti perché certo non si fermano le riforme (già approvate o in via). E semmai si nota che agitazioni di tal fatta espongono le scuole a rischi: se le dispense non rispettano le Indicazioni, il ministero può intervenire. Il tutto non risolve niente per gli studenti: materiali alternativi spesso significano più caos, meno continuità, e genitori che devono arrangiarsi. La scuola italiana è piena di queste guerricciole ideologiche, mentre servirebbero più focus su competenze concrete, valutazione seria e meno alibi.