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Parma, i maranza picchiano i prof: il pugno durissimo di Valditara (anche sulla sinistra)

di Fabio Rubinidomenica 24 maggio 2026
Parma, i maranza picchiano i prof: il pugno durissimo di Valditara (anche sulla sinistra)

3' di lettura

A Parma cinque ragazzi, quattro di origine nordafricana e un italiano, nei giorni scorsi hanno circondato e malmenato due professori. Il caso è esploso grazie alla pubblicazione di un video che testimonia tutta l’aggressione avvenuta nel parchetto adiacente l’Itis Leonardo Da Vinci. Prima qualche minaccia, poi gli spintoni. Infine calci, pugni e bastonate al prof di ginnastica e a un suo collega, quello che minacciando la chiamata alle forze dell’ordine è riuscito a placare la furia dei maranza, che urlavano «Ti stacchiamo la testa». Alla fine i prof sembrano orientati a non denunciare i ragazzi.

Il preside del Da Vinci, Giorgio Piva, ha spiegato che «nella consapevolezza della gravità di quanto accaduto e della circostanza che la scuola non può abdicare alla sua funzione educativa, si procederà ad investire gli organi collegiali competenti della valutazione di opportuni provvedimenti disciplinari, sempre volti ad una logica educativa, ferme restando le valutazioni di pertinenza di altre istituzioni». Per il provveditore, Andrea Grossi: «È un fatto grave ma non è giusto enfatizzarlo più di tanto dal punto di vista degli aspetti fisici, non abbiamo notizie di ferite; dal punto di vista simbolico è grave perché ci dice che abbiamo contesti educativi molto difficili in cui i docenti operano e a volte fanno fatica a riuscire a gestire a contenere le situazioni. Altri soggetti approfondiranno le responsabilità su altri piani, spetta alla scuola approfondire le responsabilità sul piano disciplinare e fare interventi educativi».

Eppure le immagini fanno piuttosto impressione, ma a Parma questa situazione sta diventando abituale. A fine marzo un ragazzo italiano che frequentava lo stesso Itis è stato talmente bullizzato e malmenato che la famiglia non solo ha cambiato scuola, ma pure città. Ad aprile, invece, sempre nel parco Ducale, tre minori erano stati mandati in comunità dal giudice minorile perché, coltelli alla mano, rapinavano i coetanei. «E in centro la situazione non è migliore», accusa il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Priamo Bocchi, «le strade sono ostaggio delle baby gang. Abbiamo chiesto al Comune di mettere presidi fissi, ma non ci hanno ascoltato. Hanno sottovalutato il problema. Tra l’altro conclude Bocchi - i primi ad essere indignati per questa situazione sono gli stranieri regolari».

Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e Merito Giuseppe Valditara, che ha chiamato il preside della scuola, il responsabile dell’ufficio scolastico regionale e il prefetto di Parma: «Le norme per migliorare la situazione della scuola le abbiamo approvate tutte: da quelle sulla condotta a quelle sull’educazione al rispetto. Abbiamo inasprito le pene per chi aggredisce il personale scolastico e a giorni entreranno in vigore anche le norme sulla assistenza psicologica. Adesso le norme vanno attuate. Il problema - spiega a Libero Valditara - è infatti un cambiamento di mentalità. Sessant’anni di certe teorie pedagogiche progressiste non hanno funzionato. Anzi hanno instaurato un giustificazionismo che non può più essere tollerato». Insomma per il ministro la vicenda di Parma insegna che «una volta accertati i fatti, bisogna intervenire. Chi ha sbagliato deve pagare. Bisogna tornare alla scuola e alla società del rispetto. Quella in cui si torna a riconoscere l’autorità dell’insegnante e dell’istituzione scolastica. Stiamo lavorando per passare dalla società dell’ideologia a quella del buonsenso. Piaccia o meno alla sinistra».

In casa Lega interviene anche la deputata parmigiana Laura Cavandoli: «Purtroppo questi ragazzi stanno cercando di rendere la violenza fisica un valore più importante dell’istruzione, ma non è così.
Dal ministero sono arrivati i fondi del progetto “Scuole sicure”, ma il Comune li ha attivati solo lunedì scorso...».

Il pugno duro è stato evocato anche da un altro ministro, Guido Crosetto: «Non c’è giustificazione, non ci deve essere comprensione, non si può che essere duri. Non solo nella condanna, ma nelle conseguenze per tutti questi ragazzi. Devono capire la gravità del gesto e pagarne le conseguenze in modo che altri capiscano che lo Stato non può accettare la violenza verso nessuno, ma ancora di più verso chi lo serve, come un professore».

Financo il Pd, con Irene Manzi, responsabile nazionale scuola, definisce l’accaduto «un episodio gravissimo che non può essere liquidato come una bravata». Eppure c’è anche chi, con sprezzo del ridicolo, riesce a dare la colpa dell’accaduto al governo. Si tratta di due esponenti di Italia Viva Silvia Fregolent e Raffaella Paita. La prima parla di «evidente fallimento del governo»; la seconda spiega sicura: «Questa è la dimostrazione plastica e drammatica del fatto che anche gli insegnanti sono stati lasciati soli dal governo».