Il termine "ginocchiere" era legato "ad un problema di postura politica del governo e non ad una questione sessista. Il Questore Trancassini ha deciso di aprire un'istruttoria, verrò con molto piacere a difendermi, non c'è nessun problema, conosco benissimo il gioco delle parti, il gioco parlamentare": il deputato del Movimento 5 Stelle, Francesco Silvestri, ha risposto così alle polemiche scaturite dal suo intervento sulle comunicazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Poi ha aggiunto: "Mi dispiace per qualsiasi persona in buona fede che abbia frainteso. Per chi, invece, ha voluto farlo come speculazione comunicativa, la malizia, come diceva Michelangelo, è negli occhi di chi guarda. Quindi, non posso farci niente".
A creare la bufera queste parole del grillino rivolte alla premier: "Dopo il referendum si è detto che la linea del governo era di raddrizzare la schiena, rialzarsi da una posizione supina che aveva avuto nei confronti di Netanyahu e di Trump, lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda". L'unico a intervenire in sua difesa è stato il leader del M5s Giuseppe Conte che, incalzato dai cronisti in Transatlantico, ha commentato: "Nessuna offesa personale. È ovvio che è una critica dovuta al fatto della subalternità. Quindi non c'è nulla da speculare".
Anna Ascani, il "risveglio" dopo gli insulti sessisti a Meloni in aula: "Non avevo capito..."
“In tema di rispetto delle donne ho ascoltato un collega che non mi invita a indossare delle ginocchiere, mi dice ...Invece da sinistra solo in pochi sono intervenuti per mostrare solidarietà alla Meloni. Tra questi Lia Quartapelle, che ha definito "scurrile invitare la presidente del Consiglio a usare le ginocchiere, come ha fatto Silvestri. Ci sono molti modi, duri ed efficaci, per criticare Giorgia Meloni, le espressioni sessiste non sono tra questi. Solidarietà alla Presidente del Consiglio". Mentre la vicepresidente della Camera, la dem Anna Ascani, che guidava i lavori dell'aula al momento dell'intervento di Silvestri, ha detto: "Se avessi colto nelle parole dell'onorevole Silvestri il senso che qui è stato poi descritto, naturalmente sarei intervenuta, evidentemente così non è stato".
A dire la sua anche la dem Laura Boldrini, citata in aula dalla premier per l'insofferenza mostrata quando un altro deputato la chiamava "signor presidente". "La presidente del Consiglio non perde occasione per usare le istanze femministe a proprio uso e consumo, strumentalizzandole, anche nell'aula di Montecitorio. Sì, ho manifestato insofferenza quando il collega di FdI continuava a dire 'signor presidente' rivolgendosi a Giorgia Meloni perché considero ridicolo che una donna si faccia chiamare al maschile. Ridicolo e contrario alla grammatica italiana. Come considero deprecabile dire a una donna che 'indossa le ginocchiere' per rappresentarne la subordinazione politica a un uomo. Una frase, per altro, successivamente chiarita dal collega Silvestri", ha dichiarato la Boldrini, a metà tra la difesa e l'attacco.
E ancora: "La difesa delle donne, signora Presidente, passa da molte cose: dallo sradicamento degli stereotipi sessisti, dalla garanzia della parità salariale, dalla distribuzione del carico di cura dentro le famiglie, dal riconoscimento del sacrosanto principio del consenso nei rapporti sessuali, dal congedo genitoriale paritario, dall'educazione delle giovani generazioni al rispetto e all'uguaglianza. E passa anche dall'uso di un linguaggio che declini al femminile i ruoli rivestiti da donne abbandonando l'idea che l'autorevolezza e il prestigio passino dall'utilizzo del maschile. Indignarsi per una frase facilmente interpretabile in modo sessista pronunciata nell'aula di Montecitorio è giusto, ma rischia di risultare opportunista se si rivela solo un modo per attaccare gli avversari politici".




