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Teatri condominiali patrimonio Unesco

Dieci le strutture italiane che entrano a far parte della lista: nate tra il Settecento e l’Ottocento con i soldi di privati che ne diventavano comproprietari, servivano a diffondere cultura per tutti
di Caterina Maniacilunedì 27 luglio 2026
Teatri condominiali patrimonio Unesco

3' di lettura

Di solito l’aggettivo “condominiale” evoca immagini fastidiose: riunioni, assemblee, litigi, pertinenze... E invece c’è una storia tutta italiana e tutta nel segno della bellezza e della concordia. È quella che raccontano i dieci piccoli e meravigliosi teatri condominiali, disseminati tra Marche, Emilia-Romagna e Umbria, i teatri condominiali all’italiana entrati ora a far parte del patrimonio dell’Unesco. Nel suo verdetto, il comitato del Patrimonio mondiale, riunito a Busan, in Corea del Sud, ha riconosciuto il valore di questo “sistema” che racconta una storia di intere comunità che, tra Settecento e Ottocento, si tassavano per costruire un teatro e ne diventavano comproprietarie.

«Questo riconoscimento – commenta Giorgia Meloni - consolida il primo posto dell’Italia nella classifica dei siti Unesco. Un primato che ci inorgoglisce e che ci sprona a fare sempre di più e meglio». Il nuovo riconoscimento porta a 62 il numero dei siti italiani iscritti nella lista Unesco, un risultato elogiato anche dal ministro della Cultura Alessandro Giuli: «Celebra l’eccezionale valore universale di questi gioielli architettonici. Una infrastruttura culturale italiana di eccellenza, che ha permesso a generazioni di cittadini nei borghi e nei piccoli centri dell’Italia centrale di fruire dell’Opera, della musica classica e di altre forme di spettacolo dal vivo».

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Realizzati fra XVIII e XIX secolo nei centri storici di borghi e paesi, questi piccoli teatri hanno rappresentato un punto di svolta nella tradizione del tempo, visto che la cultura più “alta” non è facilmente accessibile. Le società condominiali, ovvero accordi tra privati – perlopiù nobili – e istituzioni, portano alla nascita di nuovi teatri di comunità aperti al vasto pubblico e a partecipazione diretta dei cittadini, che ne condividono proprietà, gestione e fruizione. Quello Pergolesi, sorto come teatro di marionette, è ad esempio il frutto dell’accordo di 57 soggetti privati. Ancora oggi, varcare le soglie di questi luoghi è come entrare in un microcosmo fatto di colori, velluti, dorature, stucchi e il palco pronto ad accogliere musica, recite, spettacoli. Sale e palchi, concepiti per un pubblico di ogni classe sociale, sono il segno visibile dell’orgoglio di un paese, che non invidia nulla alle grandi città...

Tra gli altri siti inseriti nella lista Unesco figurano anche il Monte Olimpo in Grecia, sede degli dei e culla delle mitologie che non hanno mai cessato di ispirare ogni cultura e ogni tempo, e le spiagge della Normandia, teatro dello sbarco degli alleati verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. Presente anche un’opera dell’architetto finlandese Alvar Aalto, uno dei più influenti del XX secolo, il complesso architettonico, composto da 13 strutture civiche, comunitarie e residenziali sparse in tutto il Paese nordico. Il riconoscimento è stato poi assegnato al castello di Alamut, situato sui monti Alborz nel nord dell’Iran.

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Tra gli altri siti aggiunti alla lista figurano anche il corridoio di migrazione terrestre degli animali di Boma-Badingilo nel Sud Sudan; le antiche capitali giapponesi di Asuka e Fujiwara; l’architettura modernista di Tashkent, capitale dell’Uzbekistan; e le piantagioni agricole coloniali di Sao Tomè e Prìncipe. L’Unesco ha poi aggiornato la lista dei beni a rischio, inserendo siti colpiti da conflitti come l’antica città fenicia di Tiro (Libano), Chersoneso Taurica (Ucraina). Una lista che purtroppo è in continuo aggiornamento, con sempre nuove aree del mondo minacciate da guerre, calamità naturali, turismo di massa o degrado.

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