L'Aula della Camera ha approvato, a scrutinio segreto, la proposta di legge per la riforma elettorale con 217 voti favorevoli e 152 contrari (due gli astenuti). Il provvedimento, cosiddetto "Stabilicum" passa ora all’esame del Senato.
A Montecitorio esultano i deputati del centrodestra, alzandosi in piedi. Alcuni di loro si sono stretti la mano in segno di soddisfazione. Chiuso così, almeno per il momento, il caso dei "franchi tiratori", con l'agguato di martedì sull'emendamento di Fratelli d'Italia sulle preferenze clamorosamente bocciato in virtù del voto contrario di 31 esponenti del centrodestra. L'inciampo ha creato evidenti imbarazzi politici, con la premier Giorgia Meloni e gli esponenti di FdI che hanno ventilato l'ipoteso di un ritorno al voto anticipato, magari già nella primavera del 2017.
Nel provvedimento, basato sul sistema proporzionale, figura un premio di maggioranza per la coalizione, o la lista, che supera il 42% dei consensi corrispondente a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e a 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori. In caso di mancato raggiungimento di tale soglia, i seggi verranno assegnati in misura proporzionale ai consensi incassati.
Nella scheda elettorale verrà indicato il candidato premier e non figureranno le preferenze: l’elettore sceglierà la lista nel suo complesso. La questione è stata al centro di un acceso scontro nell’Aula, che ha visto respingere a voto segreto un emendamento della maggioranza che puntava a inserire la possibilità di indicare tre candidati in una lista di sei nominativi (sette in totale, con capolista bloccato). Il tema potrebbe tornare in campo in seconda lettura a Palazzo Madama.




