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Campania, altre ombre: il Pd rischia di esplodere

di Andrea Muzzolonmartedì 21 luglio 2026
Campania, altre ombre: il Pd rischia di esplodere

3' di lettura

Il Pd campano rischia di deflagrare a Ercolano. Quello che era stato festeggiato appena un mese fa come un successo incredibile - Antonietta Garzia era stata eletta sindaco con il 68,6% dei voti e la lista dem era stata la più votata al 30,8% - rischia di trasformarsi in un incubo per la dirigenza regionale. Sotto la lente d’ingrandimento di giornali e, soprattutto, della direzione distrettuale antimafia sono finite le frequentazioni di alcuni nuovi consiglieri.

Già due dei nove eletti sotto il simbolo dem sono stati allontanati dal partito e dalla maggioranza. Si tratta di Nancy Scognamiglio e Marco Cozzolino, ripresi a cena con Natale Suarino, pluripregiudicato del clan camorristico dei Ascione-Papale. Frequentazioni che hanno portato anche alle dimissioni del coordinatore cittadino, Antonello Cozzolino e al commissariamento della sezione cittadina.

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ELETTI
Ma la vicenda del duo Scognamiglio-Cozzolino ha riportato a galla le preoccupazioni di parte del partito in merito a un’altra consigliera. Si tratta di Assunta Riccio, seconda più votata della lista dem. Su di lei si era consumata, prima delle elezioni, una lunga polemica interna: tessera sì o tessera no? Già anni fa, dopo aver abbandonato Italia Viva con cui era stata eletta in consiglio comunale nel 2021, la Riccio aveva bussato alle porte del partito di Elly Schlein. Ma le ombre sulle attività di famiglia avevano frenato il suo ingresso. Il nome di Assunta Riccio era infatti salito alle cronache nazionali in seguito a un servizio di Luigi Pelazza delle Iene sugli affari della camorra legati allo smaltimento illegale di tessuti e vestiti abbandonati.

Il fratello della Riccio, Gaetano, era stato accusato per gli affari illeciti legati alla distruzione dei rifiuti prodotti dalla Tommitex, azienda di cui Assunta è socia unica e amministratrice. Secondo i giudici, però, era Gaetano a gestire gli affari della ditta. E proprio lui si era accordato con tale Filippo Nocerino, che si occupava di occultare tonnellate di vestiti in capannoni sparsi per la Campania. Un giro d’affari che, come spiegato dalle Iene, permetteva alle aziende impegnate nel trattamento di vestiti usati di risparmiare milioni di euro.

Dal processo che aveva visto protagonisti Nocerino e i suoi affari illeciti, Assunta Riccio ne era uscita senza macchia. Tanto che, alla vigilia delle elezioni di Ercolano, la consigliera ha presentato un casellario intonso per convincere i vertici del Pd a candidarla. E, alla fine, quel pacchetto di circa mille voti della Riccio ha fatto gola alla dirigenza democratica. Poco prima del voto è arrivata la tessera e, di conseguenza, la candidatura che è valsa l’elezione. Per quanto la Riccio non sia ancora finita sotto i riflettori dei media, ora nel Pd più di qualcuno teme che candidarla sia stato un errore. Specie dopo la tempesta abbattutasi sulla nuova giunta a causa delle frequentazioni di Cozzolino e Scognamiglio.

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SCALATA
Non solo. La consigliera appena rieletta, dopo le resistenze che in un primo momentoavevano frenato il suo approdo nel Pd, si sta facendo sempre più strada all’interno del partito. Da alcuni mesi, infatti, ha iniziato a lavorare presso la segreteria della presidenza del Consiglio regionale della Campania. Presieduta da Massimiliano Manfredi, ras del Pd campano nonché fratello del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi.

Il sindaco di Ercolano si trova ha gestire una situazione delicata; per ora tira dritto, con il primo consiglio comunale fissato per il 27 luglio e l’istituzione di un “pool per la legalità” capitanato dall’eurodeputato piddino Sandro Ruotolo. A scricchiolare sempre più invece è la poltrona di Piero De Luca, giunto al vertice regionale dopo un lungo tira e molla. La benedizione della segreteria nazionale era arrivata, infatti, dopo che il padre del deputato - l’ex governatore Vincenzo De Luca - aveva rinunciato al sogno di un terzo mandato in Regione e aveva appoggiato la candidatura di Roberto Fico. Ora che però il potere dello sceriffo di Salerno è stato ridimensionato, la posizione del figlio Piero è tutt’altro che intoccabile.

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