Libero logo

Conte attacca Meloni... per far fuori la Schlein

di Pietro Senaldisabato 8 agosto 2026
Conte attacca Meloni... per far fuori la Schlein

4' di lettura

«Il foggiano entra dalla porta laterale e si piazza in mezzo alla sala». Questo proverbio pugliese nasce molto prima dell’ingresso in politica dell’avvocato di Volturara Appula, che però l’ha eseguito alla lettera. Il giorno dopo l’audizione in Commissione Covid, Giuseppe Conte continua a parlare senza ascoltare l’interlocutore, come ha fatto giovedì pomeriggio nelle tre ore di comizio autocelebrativo davanti agli onorevoli. Il leader di M5S punta in alto, spara su Giorgia Meloni, nel tentativo di elevarsi al livello di unico rivale possibile della premier.

L’occasione a cui il grillino si appiglia è il post sui social con il quale la leader di Fratelli d’Italia ha risposto alle accuse che lui le ha rivolto nel corso dell’audizione. «Questa commissione è un plotone d’esecuzione e Meloni ne è il regista» aveva detto Conte, usando l’espressione che dopo il referendum costò il posto di capo di gabinetto del ministero della Giustizia a Giusi Bartolozzi. «La verità sulla pandemia non è un attacco politico né il processo a una persona ma un diritto degli italiani e un dovere verso la Nazione» è stata la replica della premier, che si chiede perché il leader grillino «abbia deciso di buttarla in politica anziché unirsi al coro di chi chiede risposte alle troppe domande inevase».

«A differenza di Giuseppe», ha chiosato Giorgia, «non mi interessa trasformare una tragedia che ha segnato milioni di italiani in un terreno di scontro personale, metodo tipico di M5S, abituato a sostituire la ricerca della verità con il sospetto». A stretto giro di posta è arrivata, sempre via social, la controreplica dell’interessato: «Io sono stato ore in Commissione, tu hai cinque minuti per rispondere sulle chat segrete di Andrea Delmastro, sui processi di Daniela Santanché o sulle Regioni del centrodestra che non avete tirato in ballo nell’indagine sul Covid?». Domanda ripetuta nel giro di poche ore.

La sfida degli apprezzamenti del pubblico della rete è stata vinta dalla premier, che ha doppiato il grillino, ma non era la vittoria dei cosiddetti “like” lo scopo di Giuseppi. L’obiettivo, centrato, era mettere all’angolo e oscurare per l’ennesima volta Elly Schlein, che non si è ancora ripresa dalla tranvata che il capo di M5S le ha rifilato domenica scorsa, quando ha assunto posizioni di rottura in politica estera e l’ha sfidata alle primarie, dove il popolo del campo largo deciderà la linea politica. Lì l’ex premier le ha fatto capire che lui, a differenza di lei, ha anche un piano B, sia che le primarie non si facciano, sia che non le vinca, ovverosia rompere l’alleanza e portare il Movimento al voto in solitaria, come nel 2022.

Ci sono i silenzi di due donne che condizionano Conte. Il primo è quello di Meloni, che l’ex premier soffre molto e cerca disperatamente di rompere. Con quella frase sul plotone d’esecuzione per una volta c’è riuscito e infatti l’ha cavalcata in ogni modo. Più lei lo attacca, più lui si sente importante e investito nel ruolo di aspirante rivale. Il secondo è quello di Schlein, che viceversa lo inebria, perché più lei tace, più lui ne avverte la debolezza. Anche il fatto che lei non lo abbia difeso dagli attacchi ricevuti in Commissione è stato interpretato come il segnale che lei lo teme, non vuole fargli da sponda.

Non tutto il Pd però è con la segretaria. Perfino Dario Franceschini e Francesco Boccia, che ai tempi delle primarie si erano intestati la paternità della candidatura di Elly, non la vorrebbero vedere competere con Meloni. Temono che il paragone la schiaccerebbe e sono persuasi che non sia ancora pronta, o forse sia proprio inadatta. Lei lo sa e sostiene che paga lo scotto di essere donna e per di più omosessuale, ma non è così: la bocciatura è politica. Pare che i maggiorenti dem le abbiano proposto di fare un passo indietro a favore di un grande vecchio iconico, che potrebbe andare bene anche a M5S, per esempio Pierluigi Bersani, promettendole il ministero degli Esteri in cambio. Lei avrebbe rifiutato e questa è la vera forza di Conte, perché lo autorizza a tenere il punto benché guidi la seconda forza della coalizione e non la prima. Nel silenzio di Elly, a difendere il leader grillino si è mosso sul lato dem Francesco Boccia, con la scusa che, da ministro degli Affari Regionali, è stato in prima linea anche lui ai tempi del Covid. «L’audizione di Conte ha smontato due anni di vergognosa propaganda della destra e rimesso i fatti al loro posto, restituendo dignità a una della pagine più dolorose, ma anche alte, della Repubblica», ha detto il capogruppo del Pd in Senato.

Anche lui ha parlato di “plotone d’esecuzione” (ma allora l’espressione è sdoganata e d’ora in poi la possono usare anche esponenti del centrodestra?; ndr) ed è arrivato a difendere perfino la revoca da parte dell’allora commissario straordinario, Domenico Arcuri, dell’appalto con Jc Electronics per la fornitura di mascherine, costato al governo una condanna a un risarcimento di duecento milioni, poi transati a cento da questo governo. Un attacco a Meloni che però fa più male a Schlein. Il Parlamento ora va in ferie fino al primo settembre ma non saranno tre settimane di pace nel campo largo. Conte continuerà a cercare di attaccar briga con Meloni, che è uno dei due pilastri della sua campagna elettorale; l’altro è scimmiottare da sinistra Roberto Vannacci. Schlein proseguirà a sostenere di voler anteporre l’individuazione di un programma condiviso alla scelta del leader, sapendo però che non si riuscirà a metter giù neppure la prima riga. Alla ripresa, in Commissione Covid, probabilmente il 14 settembre, il leader grillino ricomparirà. «Ma convocheremo anche Roberto Speranza», durante la pandemia ministro della Salute, fanno sapere da Fdi. E anche quest’occasione sarà sfruttata dall’ex premier per farsi propaganda.