Libero logo

Schlein e Conte tacciono per non perdere i voti del sindacato militante

di Pietro Senaldidomenica 9 agosto 2026
 Schlein e Conte tacciono per non perdere i voti del sindacato militante

4' di lettura

Sarà perché, come ha detto lui stesso, «non si gira davanti a nulla», che Maurizio Landini non ha visto quegli uomini che si sono voltati in segno di protesta quando ha iniziato a parlare Ignazio La Russa. I signori indossavano camicie rosse e portavano al collo il fazzoletto con intrecciate le scritte della Cgil e della Fgtb, il sindacato comunista belga gemello di quello italiano, ma al segretario dev’essere sfuggito il particolare, benché li conosca tutti bene. Hanno mostrato le spalle per manifestare disprezzo mentre il presidente del Senato commemorava i morti di Marcinelle, 262 minatori di undici nazionalità, 136 dei quali provenienti dal nostro Paese. Lo scopo era mettere in imbarazzo i delegati del governo italiano, quest’anno rappresentato da esponenti di Fdi, ma il risultato è stato mettere in difficoltà la Cgil e i partiti del campo largo. La Russa infatti stava leggendo un discorso scritto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed è a lui e alle massime istituzioni italiane che, malgrado le rocambolesche pezze che Landini and Friends hanno provato a mettere dopo, i sindacalisti girevoli hanno mancato di rispetto.

La gaffe è mastodontica e i compagni belgi si sono trovati nella necessità di assumersi ogni colpa, arrampicandosi sugli specchi fino a sostenere che è stato un gesto antifascista, perché settant’anni fa, nel 1956, i minatori italiani sono morti per colpa del fascismo, che ha impoverito l’Italia, costringendo i suoi cittadini a emigrare. La storia è altrove. Gli italiani migravano ben prima del Ventennio e molto meno dopo. I nostri minatori erano lì per il patto che la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi firmò con Bruxelles: uomini in cambio di carbone. La Fgtb ha fatto scudo a Landini per evitargli di entrare in rotta di collisione con Mattarella, il che avrebbe comportato per Elly Schlein e Giuseppe Conte l’obbligo di criticare il segretario Cgil, cosa che né l’una né l’altro si possono permettere in questo particolare momento storico. È molto strano però che il nostro sindacalista fosse all’oscuro della protesta. Il leader reggiano infatti si è organizzato una due giorni con i colleghi belgi che pare una luna di miele. Visite al museo, manifestazioni comuni in piazza e cena insieme il venerdì, cerimonia fianco a fianco il sabato. Per stare con i compagni di Fgtb, il buon Maurizio ha pure disertato l’appuntamento di studio organizzato dalla Ecr, il gruppo al quale appartiene Fdi all’Europarlamento, al quale hanno partecipato tutti gli altri sindacati italiani, Ugl, Cisl, Uil.

Marcinelle, il sindacato belga rivendica il gesto: "Contro tutti i partiti fascisti"

"Trovo singolare che il nostro presidente del Consiglio, con tutti i problemi che gli italiani oggi hanno, trovi il...

Delle due, una. Nella prima ipotesi i belgi sono stati tutto il tempo con Landini senza dirgli nulla per poi apparecchiargli la beffa finale, il che vorrebbe dire che il leader della Cgil non conta più niente. Nella seconda ipotesi l’uomo per il quale Meloni è solo «una cortigiana di Donald Trump» qualche cosa sapeva, forse il tutto era perfino concordato, ma non aveva calcolato gli effetti della protesta con vista sul Quirinale. Accecato dall’odio verso La Russa, non ha realizzato che le spalle voltate colpivano Mattarella e l’Italia tutta. Il comportamento del segretario, che malgrado le richieste che gli sono arrivate dal nostro Paese non ha sconfessato i colleghi della Fgtb e ha anzi attaccato Meloni, perché «con tutte le cose che ha da fare trova il tempo per commentare delle bugie», fa propendere per la seconda risposta. Prendere le distanze dal sindacato belga avrebbe comportato per la Cgil il rischio di essere smentita dall’organizzazione gemella e sarebbe comunque stata una rottura di patto.

Resta da capire perché se ne siano stati zitti anche i leader della sinistra italiana, da sempre orgogliosi alfieri del presidente e custodi dei lavoratori. La risposta sta nella lotta all’ultimo sangue che Elly e Giuseppi stanno ingaggiando su chi sarà il candidato premier del campo largo. Poiché nessuno vuol farsi da parte, e il rifiuto dell’una rafforza e legittima la testardaggine dell’altro, è probabile che davvero saranno le primarie a decidere. E qui entra in campo il fattore Landini, che è intoccabile dai leader di Pd ed M5S. La macchina di consenso della Cgil infatti è in grado di muovere due-trecentomila voti, quindi di determinare chi vincerà la consultazione. Questa cosa la sa benissimo Schlein, che non sconfisse Stefano Bonaccini grazie al voto dei giovani o del mondo Lgbtq+, come sostiene, bensì per l’appoggio decisivo dello Spi, i pensionati della Cgil, e del sindacato rosso emiliano. E la sa anche Conte, che ha già lanciato più di un ponte in direzione Corso d’Italia.

Ora però Elly non è più così in buona con Maurizio. Il motivo? Proprio la battaglia per il salario minimo, che il Pd ha trai punti principali del governo e i landiniani non vogliono, al punto che stanno stringendo con Confindustria un patto per la rappresentanza nei contratti che mette fuori gioco la rivendicazione dem. Schlein ha la leva della candidatura in Parlamento per portare a sé il leader del sindacato, ma in fondo ce la potrebbe avere anche Conte, al quale peraltro il segretario, il cui mandato scade proprio prima del voto, è più vicino per indole e pensiero.

Queste cose Landini le sa benissimo e approfitta della sua impunità a sinistra per ribaltare l’infortunio occorsogli in Belgio in un’invenzione del governo. D’altronde, quand’anche, ed è poco verosimile, il segretario Cgil non abbia responsabilità fattiva, o ancora non sappia bene la dinamica, del voltaspalle di Marcinelle, una cosa è innegabile: ha la responsabilità di aver predicato odio contro le istituzioni italiane ovunque gli è capitato di andare e ieri il nostro Paese, i parenti dei minatori morti, e perfino l’ultimo superstite della tragedia rimasto in vita, Urbano Ciacci, hanno raccolto i frutti della mala semina.

Marcinelle, FdI inchioda Landini e Cgil: "Dissociatevi dal sindacato belga"

"Il sindacato belga Fgtb si assume la paternità del vergognoso gesto avvenuto a Marcinelle, tentando di scag...