L’opportunistica presa di distanze di Giuseppe Conte dalla cultura woke (che poi semmai è solo una sottocultura) è qualcosa di estremamente tardivo, approssimativo, privo di ogni elaborazione concettuale. Un tentativo goffo di nascondere le mani dopo che si è mangiata la merendina.
Gli atteggiamenti woke epigoni delle nostalgie del Sessantotto sono stati, negli ultimi anni, il tratto distintivo della sinistra, il connotato più evidente. Una sinistra che da tempo ha abbandonato ogni questione sociale, quella che era la vocazione alla difesa dei deboli, la centralità del lavoro, si è ritrovata esclusivamente nell’affermazione scialba del wokismo.
MARXISMO
L’unica proposta politica della sinistra nell’ultimo decennio è stata la riproposizione, senza senso e senza un pizzico di originalità, di mode che venivano dai liberal americani. Si può essere critici nei confronti del marxismo ma non si può negare che abbia avuto una sua struttura storica e sociale. I disastri della cultura woke nelle società occidentali, invece, sono stati notevoli e si sono tradotti in una sorta di dittatura del politicamente corretto nemico del buonsenso. La realtà è stata offuscata da formule astratte prive di ogni radicamento nella storia delle persone e dei popoli. E tutto questo ha lasciato alla destra le battaglie contro le nuove povertà create dalla globalizzazione. La sottocultura woke è l’antitesi della giustizia sociale perché vuole affermare il privilegio di alcune ristrette élite, non a caso la sinistra è diventata anche elettoralmente l’espressione delle torri d’avorio delle Ztl.
IDENTITÀ
Se Conte, allora, volesse essere coerente fino in fondo con questa nuova posizione dovrebbe affermare il valore dell’identità e della tradizione che sono gli opposti delle posizioni woke e della cancel culture. Criticare la sottocultura woke ha un senso se si aderisce al suo opposto, cioè alla cultura dell’identità, di quei tratti che hanno sostanziato i popoli in secoli e secoli di storia.
L’impressione è che come spesso accade per i cinquestelle si vada a vento nel tentativo di intercettare, senza alcuna coerenza, le correnti dominanti nell’opinione pubblica. Conte ha compreso che le liturgie woke non pagano più perché la gente è stufa di queste astrattezze e tenta di voltare pagina dimenticando il movimento Cinquestelle è stato fra i gran sacerdoti proprio del wokismo. Ci aspettiamo, fra qualche mese, che Giuseppe Conte prenda posizione contro l’immigrazione illegale.




