Ecco lo stratega, ecco l’avanguardia, ecco la linea del Campo largo. Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle, ieri, hanno lanciato al World Join Center di Milano la due giorni, che si concluderà oggi, di incontri pentastellati dal titolo “Nova - Parola all’Italia”. Il tutto per votare le 20 proposte atte a costruire il programma per le politiche del 2027. L’avvocato di Volturara Appula lo aveva già mostrato il 21 agosto quando sulle colonne di Repubblica si era posto come interlocutore italiano della sinistra post-woke.
Giuseppe Conte, balla spaziale in diretta tv: "Di cosa ho paura", gelo in studio
Giuseppe Conte, di professione avvocato. Ma anche politico, leader del Movimento Cinque Stelle e per ben due volte presi...Un’operazione, sia chiaro, che non va sottovalutata soprattutto dagli altri interlocutori a lui attigui. Perché quelle parole hanno posto Conte come figura al centro dell’agone culturale e politico. Un protrarsi che poi è approdato anche sulla rivista Rinascita, fondata da Togliatti e ora diretta da Goffredo Bettini, con un ultimo articolo dal titolo “Integrazione e multiculturalismo: oltre la propaganda”, in cui la critica alle tesi di Ernesto Galli della Loggia, sul tema, si univa alla questione della gestione dei flussi migratori, tra politica e Costituzione.
APPLAUSI
Il deus ex machina dei Cinquestelle alle 17.30 è salito sul palco di Nova per lanciare le “tesi” di Milano. La claque gliela chiama Veronica Gentili, la presentatrice di giornata. «Bel clima», l’esordio. «Dobbiamo costruire percorsi di pace, con la guerra non andiamo da nessuna parte. No a un’economia di guerra, no al riarmo», l’avviso al Pd. «Abbiamo creato, nel momento più difficile del Paese, cantieri di speranza», riferendosi al periodo Covid.
Poi l’economia. «Il motore si è spento, ma abbiamo proposte per piccole e medie imprese e per le partite iva. Che cosa sta facendo la politica per i nostri giovani? Questo Paese non può crescere se qualcuno rimane indietro», giustizia sociale al centro.
Il prossimo governo? «Dovrà abrogare le norme di quello attuale a partire dalla giustizia e quelle contro il dissenso». Sullo stop dell’invio alle armi in Ucraina? «Tutta la popolazione europea ci appoggerà, l’Italia se sarà capofila in Europa saremo contagiosi». La scelta di Milano per l’evento? «Promessa fatta all’inizio del percorso, qui siamo nella capitale economica dell’Italia. L’economia è in difficoltà, ma noi avevamo fatto uscire il Paese dalla pandemia come locomotiva del continente». Poi l’abbraccio a Di Battista, «siamo con te Ale». E il fragoroso applauso della folla pentastellata. «Torna con noi, abbiamo tante battaglie da fare insieme». Tra le proposte la 18esima parla dell’istituzione di un ministero delle politiche migratorie e l’integrazione. I punti cardine? Superamento della Bossi-Fossi e del modello Albania con l’introduzione dello ius scholae.
Dopo di lui i governatori Alessandra Todde, dalla Sardegna, e Roberto Fico, dalla Campania. Ma prima, alle 16, ecco Francesca Albanese. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori occupati palestinesi ha deciso di non passare inosservata.
«Il decreto legge antisemitismo è un’infamia. Non solo non protegge gli ebrei, ma anzi li assimila a Israele e alle sue politiche. Perché la critica a uno Stato deve essere ridotta ad antisemitismo? Sarò la prima a sfidare questo ddl». Poi la retorica, applauditissima, del siamo tutti colpevoli. Che ci sia l’idea, magari strappandola agli alleati di Avs, di darle un seggio? Il trampolino di Nova può fungere anche in quest’ottica.
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Quando sono le 19 appaiono Tomaso Montanari e Ginevra Bompiani. La parola d’ordine è una sola: non riarmarsi. «Che cos’è questo aiuto all’Ucraina? Quando si dice che noi la vogliamo aiutare, vogliamo aiutare gli ucraini o Zelensky? La pace si fa solo seguendo le ragioni di Putin che chiede alla Nato di non stritolarlo», inizia la Bompiani. Montanari in collegamento, con alle spalle il manifesto di Raffaella Carrà “Siempre voto comunista”, è pronto all’azione. «Putin oggi viene presentato come il nemico, mentre pochi anni fa era nostro amico. Se fossi in Russia sarei in galera come oppositore politico. Cosa fare dell’invasione dell’Ucraina? Mandare le armi a Kiev porta a un massacro senza fine. Noi dovremmo scrivere la pace. Bisognava trattare con Mosca facendo l’interesse del popolo ucraino».
Non poteva che essere chiamata in causa la “diserzione” della giovane dem Virginia Libero. Per Montanari, citando don Milani, «anche la Grande Guerra e quelle del Risorgimento, lette attraverso l’articolo 11 della Costituzione, sarebbero considerati conflitti ingiusti. Lì c’è stato un cambio di mentalità». La prima giornata di Nova finisce.
Dimenticandosi il senso stesso del sacrificio fatto per cucire il tricolore che oggi conosciamo. Ecco le linee guida dei Cinquestelle che verranno (e che guideranno il Campo largo?).




