Il paletto sull’Ucraina è netto: basta inviare armi all’Ucraina. Ma non è solo la politica estera a segnare le distanze tra la bozza di programma del M5S e il resto del centrosinistra. Differenze saltano agli occhi anche sull’immigrazione, dove si propone un ministero ad hoc, si dice sì allo ius scholae - più restrittivo dello ius soli, che è la proposta del Pd - e si propongono centri di smistamento nei Paesi di partenza, dove verificare chi ha i requisiti per arrivare da noi. Per il resto, spiccano, tra le tante proposte, la depenalizzazione della cannabis, il matrimonio egualitario, le adozioni omogenitoriale. A contorno, proposte suggestive ma per ora senza indicazione di coperture: asili nido gratis per tutti e il cashback per pagare badante e babysitter con i contributi versati.
Sono alcuni dei 20 punti del programma del M5S che, da ieri fino a domenica, saranno sottoposti al voto degli iscritti nell’assemblea convocata a Milano, così da diventare, poi, il documento che Conte porterà al tavolo della coalizione. Il paragrafo più atteso era quello sull’Ucraina, essendo il punto di maggiore distanza dal Pd e dai centristi della coalizione. La formulazione proposta è tutt’altro che morbida. «L’Italia ripudia la guerra» è il titolo del paragrafo 17. È necessario, si legge, «cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti della guerra in Ucraina. Continuare a inviare armi», si legge, «significa allontanare la pace. È necessaria una svolta negoziale che tuteli le ragioni del paese aggredito, con il coinvolgimento dell’intera comunità internazionale».
Si riafferma, poi, il no al piano Rearm Eu, mentre si dice sì a una «difesa comune europea che garantisca significativi risparmi di spesa ed economie di scala». Viene, poi, ribadito il «no all’innalzamento della spesa per la difesa al 5% del Pil in sede Nato». Sì, invece, «al riconoscimento dello Stato della Palestina», alla «risoluzione dell’accordo di cooperazione militare con Israele» e al «superamento nell’Unione Europea dello status di partner privilegiato di Israele». Ironico il commento, su X, del senatore dem Filippo Sensi: «Ho letto le proposte sull’Ucraina che deve votare il partito di Vannacc... Ah no, non era Vannacci». Evita ogni polemica, invece, Elly Schlein: «Sono certa che troveremo l’accordo su tutto, confrontandoci e nella responsabilità condivisa di mandare a casa queste destre».
Ma la politica estera non è l’unico punto su cui la discussione con gli alleati si annuncia non facile. Nel paragrafo dedicato al «lavoro dignitoso», si prevedono «agevolazioni alle famiglie per colf, badanti e baby sitter con deduzione dei contributi versati mediante cash back immediato». Un intervento che richiederebbe notevoli risorse, bisogna capire da dove prenderle. Sparisce, poi, il Reddito di cittadinanza a favore del Reddito 2.0., che consiste in una «revisione integrale dell’Assegno di inclusione (ADI) e del Supporto per la formazione e il lavoro (SFL)».
Nel capitolo sul fisco non si parla di patrimoniale, ma di «prelievo progressivo sulle grandi attività finanziarie, con soglie elevate, ad esclusione del piccolo risparmio, previdenza e titoli di Stato», si propone di tassare gli «extra-profitti» e di introdurre una «exit tax sui grandi patrimoni che trasferiscono residenza». In un altro paragrafo si parla di «reintroduzione dell’abuso d’ufficio», reato che anche gli amministratori del Pd chiedevano di togliere. Compare, poi, un’apertura al nucleare: bisogna investire, si legge, «nella ricerca sulla fusione nucleare per disporre di tecnologie più avanzate, per ottenere energia più sicura e senza scorie». Si propone, poi, di fermare il Ponte sullo Stretto e di trasferire i 13,5 miliardi destinati all’opera «per le nostre scuole», di prevedere «asili nido gratuiti in tutta Italia» e di piantare «58,9 milioni di nuovi alberi (uno per abitante) nelle nostre città». Si prosegue con la creazione di una «Intelligenza artificiale di Stato» per non essere condizionati «dallo strapotere delle Big Tech». Quindi «una legge sul conflitto di interessi» e la «depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis per uso personale».
Articolato, poi, è il paragrafo sulla sicurezza: si chiede di «rafforzare organici, presìdi di quartiere, pattugliamenti, formazione, mezzi e coordinamento tra forze dell’ordine». Sull’immigrazione, la linea è decisamente dura. Si propone di «istituire il Ministero delle politiche migratorie e l’integrazione», di prevedere «ingressi programmati esclusivamente sulla domanda reale di lavoro» e di adottare lo “ius scholae” (molto più stringente dello ius soli, che è la proposta del Pd). Infine, si propone di superare il principio che siano i paesi di primo approdo a sostenere gli oneri dell’accoglienza, di istituire «stringenti regole di redistribuzione a tutti i paesi europei» e «centri di assistenza presso paesi sicuri di origine odi transito, al fine di processare all’origine le richieste di protezione internazionale». Insomma, chi vuole venire nel nostro Paese deve essere fermato nei Paesi di partenza e lì si verifica chi ha diritto a venire in Italia. Chissà se il Pd sarà d’accordo.




