“Nomen omen” dicevano i latini per indicare che un nome è un destino. Ma vale anche “cognomen femina”, come dimostra il caso delle due Salis, la Silvia sindaca di Genova e la Ilaria eurodeputata del partito di Fratoianni. Apparentemente sono lontanissime, nella realtà sono il dritto e il rovescio della stessa medaglia, quella che premia gli arroganti, i presuntuosi e gli incompetenti. In comune le due, oltre al cognome, hanno la passione per il martello: Silvia lo lanciava negli stadi di atletica, Ilaria frequenta gente che lo usa per spaccare la testa ai rivali politici. Hanno poi un comune nemico che per la serie “donne che odiano le donne” si chiama Giorgia Meloni. Usano armi diverse: la sindaca quello del disprezzo fisico ben manifestato con una smorfia sul viso (vi consiglio di vedere il video sul nostro sito, raccontarlo a parole non rende) ieri l’altro dopo aver stretto la mano alla premier all’inaugurazione della Fiera nautica di Genova (altra serie, quella “che mi tocca fare, ma questa chi crede d’essere”).
Non contenta, poche ore dopo Silvia ha spedito il marito, Fausto Brizzi, da Lilly Gruber con un duplice scopo: fare una marchetta al suo nuovo film e un’altra alla mogliettina, complici due maître à penser del calibro di Giannini e Scanzi specialisti in giornalismo a schiena dritta (a quando una puntata compiacente con la compagna di Salvini che parla bene di Matteo?).
Come nell’uso del martello, l’altra Salis usa metodi meno raffinati per abbattere la Meloni: ieri ha invitato gli studenti italiani a seguire l’esempio dei cugini francesi che stanno mettendo a ferro e fuoco (in senso letterale) le loro scuole. La rivoluzionaria da 14mila euro al mese che licenzia in tronco i suoi lavoratori senza giusta causa è fatta così, lei non smorfia ma mena (se poliziotti meglio) sapendo che a differenza che in Francia (cinquemila ragazzi arrestati in poche ore) vandali e facinorosi non finiscono in galera (anche lei l’ha sfangata più volte). Oscar Wilde diceva: «Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto». Sembra un complimento ma non è detto, in particolare se di cognome fanno (tragiche) Salis.




