Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la nuova legge elettorale, soprannominata "Stabilucum", dopo poco più di un giorno di valutazioni. La decisione ha sciolto i dubbi che avevano tenuto con il fiato sospeso Parlamento, partiti ed elettori, soprattutto tra coloro che speravano in un intervento del Quirinale per bloccare la riforma voluta dalla maggioranza guidata da Giorgia Meloni. Insomma la sinistra è rimasta con le pile scariche.
La nuova legge rappresenta uno strumento con cui la presidente del Consiglio punta a rafforzare le prospettive di una legislatura stabile anche dopo il ritorno alle urne del 2027. La promulgazione da parte del capo dello Stato costituisce un passaggio istituzionale previsto dall'ordinamento.
Il ruolo del presidente della Repubblica non prevede un potere di veto definitivo sulle leggi approvate dal Parlamento. L'articolo 74 della Costituzione consente a Mattarella di rinviare alle Camere una legge, con un messaggio motivato, qualora ritenga opportuno segnalare possibili problemi di costituzionalità o altre criticità. In questo caso, la promulgazione è stata preceduta da un esame del testo alla luce dei principi costituzionali. Il rinvio parlamentare, però, non garantisce che una legge venga definitivamente fermata. Se le Camere approvano nuovamente il provvedimento, anche senza modificarne il contenuto o recepire le osservazioni del Quirinale, il presidente della Repubblica è tenuto a promulgarlo.




