«Il vostro è forse l'unico settore in cui chi produce non fa il prezzo, lo subisce. Questo è il vero vostro grosso problema. Quindi voi che cosa fate? Vi ritrovate giustamente con l’olio che le olive al chilo le vendete a... cinque, sei euro eccetera... Costano 5 o 6 euro e il vostro... No, al contrario a 4, il ricavo medio è di 3,80, il costo di produzione è di 5, 6 euro. Quindi se il costo di produzione vostro è 5 o 6 euro al chilo e 4 euro vi ritrovate remunerati, voi state sotto costo».
Seguono smarrimento e silenzio dei partecipanti al comizio di Pizzo Calabro. Doveva essere l’arringa dell’avvocato del popolo in difesa degli olivicoltori, in pochi secondi è diventata una supercazzola con scappellamento a sinistra.
Conte scivola sui conti. Cerca un appiglio negli appunti, lancia la sbirciatina furtiva dello studente impreparato che, all’interrogazione, insegue il sei buttando l’occhio sul libro. Poi si ridà un tono e torna in cattedra esortando Meloni e i ministri a scendere tra la gente comune. Proprio come ha fatto lui. Un ottimo consiglio, ma prima di andare tra chi non arriva a fine mese converrebbe almeno saper distinguere i costi dai ricavi altrimenti si macinano cifre e parole a vuoto. E, spremi spremi, delle idee alla fine restano solo gli scarti (che, per chi conosce davvero l’olio, si chiamano sansa).




